Per esempio, non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento….

LA genialità di Max Gazzè è qualcosa di sublime in questa canzone,  una del suo primo album.

Gazzè è assurdamente geniale in senso totale. Con un solo brano riesce a mandare affanculo il mondo, far provare sensi di colpa, ribattere a critiche inusitate e a cuocere uova al tegamino su una griglia senza che il materiale coli al piano di sotto.

Un estratto che del resto, con sana e lucida follia, non si può osservare da lontano senza essersi calati nel ruolo almeno una volta.

Per esempio, poniamo che ci sia questa Valentina (ovviamente nome fittizio, giusto per la canzone) come donna da amare e poniamo che i giochi siano fatti senza che si sia fatto proprio nulla. Cosa accadrebbe se la mente vagasse là dove il desiderio spinge senza che vi siano prove di una evidente complicità?

Arriviamo al ridondante gioco delle parti del cacciatore e della preda di cui tutti si stancano prima o poi ma che rende sublime il momento finale dello sparo.

Tradotto: non è che se un’ottovolante gira in tondo, noi perforza dobbiamo seguire quella traiettoria.

Certo, abbiamo la fisica contro, ma non è necessariamente quello il sistema pratico per eccellenza che ci possa vincolare e incatenare a modelli precostruiti dai quali non poter uscire.

Diciamocela: il più delle volte è solo l’apparenza quella che conta. E sotto il vestito? Niente. Bel film. Ma la realtà è che sotto il vestito invece c’è molto di più di quanto non si voglia mostrare con una semplice T-shirt e un paio di jeans.

Solo che arriviamo al dilemma dualistico dell’ uomo/eroe per il proprio cervello (che in ogni caso è meglio che rimanga spento, perchè pensare provoca danni…): come faccio, io, modello di una galassia che non esiste se non lontana dalla mia orbita gravitazionale, a far sì che due pianeti si scontrino e cadano nel cosmo per generare infinite stelle danzanti, laddove so quasi per certo che l’altro pianeta è già circondato da un satellite?

La soluzione si presenta sotto duplice forma:

A) da un lato accetto con rassegnazione che il gioco delle parti imponga che il mio colpo sia andato a vuoto e nemmeno il rimbalzo favorevole potrebbe darmi una mano nel catturare la mia preda. Tragica visione dell’oggetto che si allontana e conseguente perdita dell’ obiettivo.

B) dall’altro, ricarico il fucile sper sparare nuovamente, sperando di avere miglior sorte.

Ora, la vera preoccupazione però qui è un’altra: come lascio il segno su un licantropo se non ho proiettili d’argento?

Ecco. Penso che ogni tanto ci sia un momento in cui ci si accorge subito se la carica elettrica è partita. E ogni tanto no. Io, generalmente, riesco sempre a fare in modo che anche se la carica elettrica parte, si consumi durante il tragitto, in modo da rendere completamente isolante lo spazio circostante.

Che poi, in fin dei conti, per dirla alla giapponese, “nana korobi ya oki“. Ma fino a quando tutto ciò? Fino a quando si avrà questa voglia? Fino a quando ci si deve rassegnare a non avere quella che per una volta guardi negli occhi e ti fa sciogliere?

Ecco, in conclusione, penso che ci siano autostrade da percorrere, piene di svincoli. Ogni tanto è anche bello prenderne uno, uscire al casello, fermarsi fuori porta e godersi la giornata.

Se ci avete capito qualcosa, spiegatemelo, perchè io che l’ ho scritto, oggi, non ci ho capito proprio nulla.

Asmo.

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1 commento

  1. in realtà non ho capito nulla nemmeno io e non posso aiutarti .. però pensavo di essere l’unica che si ricorda le parole di questa canzone, probabilmente perchè io indosso quel nome !!
    a presto


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