“Not Penny’s boat”: come ti rinnovo la tradizione con antichi metodi.

maxresdefault(trattato di numerologia storica applicata ad antropologia del benessere )

L’altro giorno, lavorando su un testo comparativo di medicina applicata e fisica quantistica, mi sono improvvisamente venuti in mente alcuni parallelismi di frasi, situazioni e mondi completamente distanti e differenti tra loro, ma che tutto sommato ad oggi sono null’altro che una rivisitazione della stessa sostanza sotto forma differente. Un po’ come dire “la storia è ciclica” o “canta che ti passa” ed altre amenità simili.
È curioso come la mente riesca a spaziare su ambiti differenti per poi riuscire a tirare delle somme apparentemente distanti ma che in finale confluiscono in un’unica soluzione.

La frase “It’s not Penny’s boat” di lostiana memoria (per chi non la conosce, googli, che sicuramente trova almeno l’immagine del buon Charlie affogante con la mano appoggiata all’oblò e se ne faccia una cultura…) a mio avviso potrebbe tranquillamente essere equiparata alla stessa “The cake is a lie” di nerdiano uso e consumo e, andando indietro nel tempo, alla ben famigerata e cinematografica “La Cina è qui, signor Burton”.
Ora, analizzando l’ordine temporale delle sopra citate frasi, possiamo notare come si sia evoluto questo tipo di pensiero parallelamente all’uso e consumo della società del mezzo che lo rappresenta.
Per farvela più facile: cinema in un momento in cui i film erano l’apice dell’impersonificazione dell’uomo medio che in essi cercava la sua via di fuga; videogioco nel primo decennio del duemila in cui si sono riversate ondate di frustrazione alla ricerca di una via di fuga (ad oggi ancora non terminata); serie televisiva, anch’essa primi duemila, con trasposizione dell’io soggetto in quell’io oggetto che fa sognare ciascuno nel momento in cui cerca di immedesimarsi in un parallelo fantastico.

Se l’infradito strutturale pesca a man bassa da un immaginario collettivo che è di pura derivazione nipponica (non a caso infatti sono stati i Giapponesi i primi a portare modelli di dissociazione societaria come pensieri puri di libertà ed estraniazione dal mondo in cui si vive e dalla realtà), possiamo però sostenere che questo tarlo si sia fatto strada in maniera così viscerale nella substrato sociale che è ormai possibile quasi vederne una rivendicazione nostrana. Infatti, considerando che siamo così imbevuti di retorica americana, ci risulta quasi difficile staccarci dallo stereotipo che ci viene suggerito ad ogni piè sospinto, tanto nelle serie TV quanto nei film e nei romanzi e fumetti o infine nei videogiochi che ad oggi permeano le giovani menti del fruitore disattento che come un recipiente vuoto ne viene colmato senza nemmeno rendersi conto del traboccante flusso di inutilità che lo satura.

Non sarebbe di certo un male sottintendere che questo (re?)flusso di coscienza vada in qualche maniera tamponato da un sistema di comprensione che si adatti ad un qualunque supporto mentale – banalmente per chi ancora non ha compreso alcuna delle tre citazioni sopra – ma non possiamo noi ergerci a difesa strenua di una inconcepibile carenza di dati di base che dovrebbero far parte del corredo genetico di ciascun individuo mediamente acculturato, soprattutto in un’epoca di fruizione mediatica che non lascia molto spazio all’errore e all’ignoranza nel senso più pragmatico del termine.
Insomma, per dirla con Boromir (ne Il Signore degli Anelli – La compagnia dell’anello – ndR): “È un Troll di Caverna!”

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EXPO 2015

Ebbene si, alla fine ci sono andato.
Io sono uno di quelli scettici, che non ci voleva andare e che si era prefissato l’idea di andarci casomai verso la fine, una volta che tutto sarebbe già stato approntato per il meglio, una volta che si fosse stati sicuri della sua scenicità ben fatta e non con mezzi padiglioni chiusi coperti da tendaggi e via discorrendo.
E invece ci sono andato a maggio, il 16, dopo 15 giorni scarsi dall’apertura.
E… meraviglia delle meraviglie….e niente, Expo è lì, con il suo caravanserraglio di roba che…
Andiamo con ordine.

Come ci arrivo?
Andate col passante, dicevano, che in macchina c’è casino, che in metro è lontanissima, che in aereo non possono paracadutarvici, che l’elicottero non ce l’avete, il sottomarino non ci passa dalle vie d’acqua e il carroarmato lascia giù i segni dei cingoli e non è bello su una struttura appena costruita.

E allora, ok, andiamoci col passante.
Tanto il biglietto ti costa solo di più di un urbano normale (e infatti lì è interrurbano, cazzopretendipurete???), ma il tempo di percorrenza è solo di una ventina di minuti, mezz’ora scarsa se non tieni conto dell’orologio, non hai sbatta di cercare parcheggio e tutto sommato, 5 minuti di camminata dall’uscita del passante ai cancelli per vidimare il biglietto non sono mica sta tortura! Eddai! Ecchè! Eh!
Voto Expo passante: 9. Perchè sono un pigro. Sennò era 10.
Gli stand (padiglioni, pavillons, etc…)
Allora, di base, uno cosa ci va a fare ad Expo?
Ecco, esatto, nessuno lo sa di preciso.
Per cui una delle prime ragioni perchè ci si va è andare a vedere i padiglioni delle varie nazioni, senza tener conto di quello che c’è dentro e senza interessarsi veramente al perchè e percome sia stato allestito tutto il circo.
Quindi diciamocelo, se non ce li facevano vedere al TG, certi padiglioni manco col cazzo appeso a una corda trainata da una quadriga di cavalli bianchi ti passava per la testa di andarli a vedere!

Però c’è quello del Brasile con il suo ponte di corde dove tutti vogliono salire e dove c’è specificatamente scritto che è lì perchè tutti si divertano ma: non puoi saltare, non puoi sedertici, non puoi buttarti in giro, non puoi rimbalzare, non puoi fare la cacca in testa a quelli sotto. Però se cammini sotto e guardi su, puoi vedere sotto le gonne delle tipe e se ti capita la gnocca, beh, forse un suo perchè ce l’ha…. O_o (tralasciamo 10 minuti di coda sotto il sole dell’inferno di Milano quando picchia, perchè una sbirciata sotto le gonne val bene la fila…o.O )

E poi dai, c’è quello della Corea! Che ha un sacco di coreane che ti dicono “ciao” e sorridono e c’è un baNbino-biafra che farebbe scappare anche i fantasmi, ci sono due schermi telecomandati che fanno vedere frutta fresca a pezzettoni (e no, non è vomito… ) a cui vengono fatti i raggi X e c’è un muro su cui c’è scritto “cosa ti piace mangiare?” e insieme a tutta l’installazione di scritte noi che siamo italiani e forse un po’ vandali abbiamo decorato con penne e matite tutto quello che sul muro non era stato aggiunto (ad esempio il lampredotto… scempio!).
Ad essere sincero non so se sia fatto apposta per poter aggiungere scritte (tipo i numeri di telefono in bagno in autogrill) o se siano veri e propri vandalismi… vero è che le coreano ti cinghiano se provi a camminare vicino a certi muri, mentre vicino a quello nessuno ti dice nulla…. O_o

E poi quello della Cina! Che aveva una coda troppo lunga e nel quale non sono entrato.

E poi quello del Giappone! Che anche qui c’era la coda e quindi nulla…

E poi quello del… aspettate, faccio prima a dirvi dove sono entrato, che è una lista più corta:
– Russia (fidatevi, la madre Russia non tradisce: open bar di vodka… fate voi…)
– Olanda (ecco, in realtà l’Olanda ha una serie di baracchini stile Luride… ma forse non ho capito io che quello era il padiglione e l’ho scambiato per l’area sosta magereccia…)
– Francia (giusto perchè c’era la focacceria subito lì e sono entrato dall’uscita… beh, potete saltarlo allegramente. Libertè egalitè, in cul a tè!)
– Cile (c’aveva la coda… io sono andato solo al ristorante. Ecco, voi evitate anche quello, ve lo consiglio…)
– Irlanda (che vale veramente la pena di vederlo, come mi disse la tizia all’ingresso… si, perchè c’è una grande sala dove proiettano una roba che ho skippato e poi finisce. Esperienza trascendentale…).
– Slow Food. Ha rotto il cazzo slofùd. Io volevo andare da mecdonald! Porcocazzo, da mecdonald!! E invece slofùd… (è stato il migliore).

Si ma alla fine cosa c’è in sti padiglioni?
Nulla.
Video e installazioni pseudo artistiche dopo la seconda delle quali vorreste esservi strangolati nel ponte di corde del Brasile.
Secondo me se vi cercate info su uichipedia, ne trovate di migliori e perdete meno tempo.

I ristoranti interni

Ovviamente, su una fiera dell’alimentazione, uno che si aspetta? Che si mangi.
E si mangia? Si.
Come e cosa? Poco e niente, con posate di legno a caso e per lo più seduti scomodi dove capita.
Quindi perchè andare a mangiare lì??
MA È OVVIO, salmi! Perchè quello che trovate lì non lo troverete da nessun altra parte a meno che non siate del paese di origine dello stand!
Poi mi rendo conto che sono a Milano e che qui siamo pieni di ristoranti etnici di ogni tipo e che quindi forse era meglio se Expo lo facevano a Canicattì, che magari lì un giapponese vero o un ristorante guatemalteco, fanno fatica a trovarlo in piazza…. O_o

Quanto costa?
Suvvia, scherziamo???? L’emozione di assaggiare cibi di tutto il mondo a botte di 10, 15, 20 € a porzione completa non sarà mica il deterrente che vi farà tirare indietro le braccine! Su, su, non farete mica gli spilorci!
Di per sè, in verità, non è caro mangiare a Expo.
Il problema è che uno che ci va vorrebbe assaggiare TUTTO lo scibile culinario, quindi ecco che 4/5/10€ a padiglione, per novantundici padiglioni fa… ESAHIUGA SOLDI SPESI!
Ecco, magari state un po’ abbottonati e vedete che non è che spendete tutto sto granchè… poi, se volete la mia, pranzo al sacco con michetta e mortadella e avete svoltato la giornata…Ah, sisi.

E quindi suggerisci di non andare, da quel che ho capito.
Bravo, non hai capito un cazzo!
A EXPO ci si deve andare giusto per lo spettacolo serale dell’albero della vita, che si illumina di led colorati a caso (alcuni rotti… vabeh, ma è giovane, imparerà.. anche tu alla sua età eri impaziente.. ), che spara petardi e fa fontane di luce e che se ti siedi dietro perchè c’è posto e io non voglio stare in mezzo alla folla, ti puoi pure fare la doccia gratis che dopo una giornata di sole lì dentro è una manna dal cielo!
Si, babbeh, ma a me che cazzo me ne frega di un albero che si illumina??
Sciocco miscredente: quando sarai là, ti sembrerà di essere uno di quei cosi azzurri di Avatar che adorano il loro Ygdrasil e ti sentirai parte di qualcosa di più grande di te, fondendo la tua anima con l’intera popolazione mondiale e finalmente capirai cosa vuol dire essere parte di qualcosa di così bello, grande e maestoso!
(Poi finisce lo spettacolo e ti accorgi che ci sono i nani che ti corrono intorno urlando e i genitori che non li hanno tenuti al guinzaglio, ma questa è un’altra storia….)

VOTO GENERALE
Voto 10.
Perchè alla fine ce l’abbiamo fatta contro tutti i pronostici.
Perchè poteva essere peggio di così.
Perchè è solo quell’italico sentore che ci fa protestare per tutto senza nemmeno sapere perchè lo facciamo, quindi per una volta, si vada oltre e si sia un po’ fieri di essere il centro del mondo, almeno culinariamente per questi 6 mesi.

Lo strano caso dei cassonetti parlanti.

Il tutto parte da un link che ho visto su facciabuco in un gruppo che non so perchè mi compaia in home ma che c’è.
Il gruppo si chiama Meglio Possibile (http://www.facebook.com/MeglioPossibile1 facciamogli un po’ di pubblicità, dai…) e ha messo il link a questo articolo che parla di Cassonetti Parlanti.

http://www.megliopossibile.com/green-policy/item/gruppo-hera-inaugura-a-ferrara-i-cassonetti-parlanti-che-aiutano-a-differenziare-i-rifiuti?category_id=113

Ora, nel bene o nel male, purchè se ne parli, diceva qualcuno…. Io purtroppo mi faccio prendere la mano e ci casco sempre, ma è così assurdo che non posso non metterlo qui.
Faccio un copia/incolla di quello che ho scritto come commento sulla pagina del gruppo.
Non so se rimane, se lo cancellano, se mi fanno uccidere da spietati killer autostradali o se mi manderanno in orbita sugli anelli di Saturno, ma tant’è, ho già perso fin troppo tempo scrivendo là e copiandolo qui.
Ai posteri l’ardua sentenza.
Si?
No.
No porcocazzo, no.
Design… dio… design…

———————————————
“Contenitori stradali per i rifiuti, più colorati e gradevoli dal punto di vista estetico e soprattutto capaci di “dialogare” con i cittadini, per migliorare il servizio di raccolta differenziata.”

Cioè, fatemi capire, sono quelli delle foto? Perchè se sono loro, il GRADEVOLI dal punto di vista estetico si riassume nell’aver colorato dei bidono di grigio antracite con innesti di blu/verde/giallo? E ci sono dei designer dietro tutto questo? SERIAMENTE!?!?!?!?!

Leggo poi l’articolo e si arriva all’assurdo: si deve scaricare un’app che ti dice dove buttare la monnezza dopo che hai fatto una foto a un codice posto sul cassonetto.
Me li vedo infatti tutti i vecchietti che non sanno dove hanno la testa, tirare fuori il cellulare per fotografare codici e navigare via smartphone un sito che gli spieghi bene dove buttare la roba.
Ah, ma forse non è per i vecchi, è per i giovani, perchè sono così rincoglioniti da aver bisogno di qualcuno che gli spieghi a tutti gli effetti come va differenziata la monnezza. In Italia. Nel 2013. Ha molto senso.

Meno male che ho una laurea in Disegno Industriale, altrimenti non saprei proprio dove potrei andare a fare il designer….
🙄

PS: grazie, mi avete appena dato un articolo per il blog.

Riguardo la stupidità + Area C a Milano

Hanno tolto l’Area C a Milano!
Oddio, ora il mondo muore male!
Oddio siamo una città di incivili!
Oddio oddio oddio!
L’apocalisse!
I maya!
Gli alieni!
MAMMA LI TURCHI!!!!

Allora, andiamo con calma, altrimenti non si capisce nulla.
Partiamo dalla fonte.
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_luglio_26/area-c-vittoria-garage-mediolanum-parking-parcheggio-centro-consiglio-di-stato-sospesa-2011176437925.shtml
Oggi sul giornali vari si parlava del fatto che abbiano sospeso Area C a Milano.
Ok, e quindi?
E quindi in virtù di questo si crede che sia aumentato il traffico in città.
Il discorso non è che aprendo il centro alle auto, aumenta il traffico in città.
Il traffico è sempre lo stesso.
Semplicemente si sposta circolando solo dalla cerchia esterna dove prima era, al centro, dove ora può passare.
Adesso applichiamo della matematica di base.
SE 1 milione di veicoli passano tutti i giorni in circonvallazione e 0 in centro, perchè devono fare il giro, dividendo il numero dei veicoli per 2 e facendo sì che la metà di questi passino per il centro, otteniamo che 500 mila continuano a girare in circonvalla e altri 500 mila passeranno per il centro.
Quindi, 500k+500k=1M, esattamente lo stesso numero di prima.
Bravi, avete capito come funzionano le divisioni e le addizioni.

L’unico appunto che si può fare è che nel paese dei furbi, mentre prima molti non passavano più per il centro con furgoni e merdate per fare carico scarico, ora invece torneranno a farlo.
Questo non aumenta il traffico NUMERICAMENTE (più mezzi in centro = più traffico) ma lo aumenta LOGISTICAMENTE (più mezzi = più casino = più ingorghi = più coglioni in doppia fila ecc ecc).
Questo quindi aumenterà la percezione del traffico, non il traffico in sè.

Infine, leggo commenti idioti del tipo “che gran vergogna per una città civile la cancellzione dell’area C, evviva il rispetto della volontà popolare..”
A dire il vero NON è affatto il rispetto della volontà popolare, ma il furbesco incastro di un paio di note in un referendum che non aveva alcun valore legale se non quello statistico di capire l’orientamento di una città.
Quando venne fatto il referendum, la prima domanda era “vuoi il potenziamento dei mezzi pubblici e infinite piste ciclabili a milano per un’aria più pulita?” e tra le altre cose, come postille c’era scritto qualcosa del tipo “introducendo anche area C”.
Ora, siccome siamo un mondo di pecore disattente, in pochi hanno capito la domanda, in molti hanno risposto da pecora.
La volontà popolare è rinforzare i mezzi pubblici e avere le piste ciclabili, non sta grande cagata di Area C.
Se si parla di volontà popolare e quel referendum CONSULTIVO dovesse essere veramente tradotto in potenza, allora domani proporrò un referendum consultivo sull’annessione dello stato del vaticano, sull’abbattimento fisico di preti e affini mascherando il tutto con parole del tipo “volete che gli italiani facciano una gita particolare in piazza san pietro?”.
Vediamo se la maggior parte del paese non sarà d’accordo nel proposito.
Vediamo quanti cristiani capiranno però che quel “particolare” ha una valenza differente da quella che pensavano.

Infine, i commercianti che si lamentano del fatto che da quando è partita area C fanno meno affari.
Vediamo se da qui a fine “sospensione area C” ricomincerete a fare soldi.
Del resto il fatto che il paese sia in ginocchio da una crisi economica non centra nulla.
La gente continua ad andare fuori a fare shopping.
È certamente solo colpa di area C se guadagnano meno.
Sisicomeno.

AREA C non risolve nulla a milano.
Area C fa solo gli interessi di chi ci mangia su i soldi. Come lo era prima Ecopass e via dicendo.
LA soluzione sarebbe chiudere il centro e far pagare non 5€ ma 50€ a chi ci vuole entrare.
Punto.
Ad oggi NON ci sono dati che indichino miglioramenti delle condizioni di respirabilità a milano.
I dati forniti dalla giunta comunale dicono una cosa, quelli dell’opposizione dicono il contrario.
Era lo stesso prima con Ecopass.
Ciascuno dice il suo e non c’è un organo neutrale che indichi in modo inconfutabile un risultato positivo o negativo.

Siete stati massa di pecore e siete stati infinocchiati da un referendum CONSULTIVO, convinti che valesse qualcosa.
Ora, da brave pecore, continuate a belare di altro, perchè su area C non c’è da dire proprio nulla di più.

Augh.

PS: ho votato Pisapia. Mi sono informato sul suo programma elettorale e quello che avrebbe voluto fare. Quando ho risposto al referendum, diversamente dalle pecore che non capivano quello che leggevano, ho barrato il NO: no, non volevo AREA C. Volevo i mezzi migliorati, volevo le piste ciclabili, ma NON a costo di una truffa quale è Area C. E ora che non c’è più… beh, non me ne frega un cazzo, perchè i problemi di traffico sono da altre parti.
😀

Sfregio in Triennale durante la settimana del design.

Sfregio in Triennale per il design
Ebbene si, è successo.
Proprio durante la settimana del mobile di Milano, grande evento di design che coinvolge la città in modo tanto pomposo quanto inutile, e proprio in uno di quei posti che sono il tempio del design milanese: in Triennale infatti vengono sovente esposte opere di design, ospitate mostre e soprattutto è aperto il museo del design dove sono esposti progetti vincitori in passato del “compasso d’oro” (no, nulla a che vedere con la bussola….).
Non poteva essere che una questione di tempo, in ogni caso: in un momento in cui il paese volge verso una abisso infinito, tempestato da una crisi continua e in debito verso il mondo (nonostante le false rassicurazioni del primo ministro attuale), una fiera di design non può apparire altro che come l’ultimo schiaffo alla moralità. Avendo perso da tempo, il design, quella sua connotazione di “progettazione” originaria che dovrebbe avere, è scivolato nel tempo a rappresentare tutto quel superfluo di cui nessuno ha bisogno tale per cui gente fuori di senno è disposta a pagare più di 80€ un apribottiglie perché “di design”, “firmato” e di “moda”.
Se una volta la firma era un tocco distintivo di un oggetto che i mastri delle botteghe applicavano sui loro pezzi migliori, oggi è semplicemente il modo per cui farti pagare di più qualcosa di generalmente superfluo e antifunzionale (certo, con le dovute eccezioni: non tutto il design è da buttare).

E quindi ecco che qualche baatoriano insurrezionalista ha deciso di rendere manifesta la propria presa di posizione contro l’evento di questa settimana.
Lasciando però la scelta al lettore.
Il graffito infatti sul sasso davanti alla Triennale ha un piccolo particolare che stravolge completamente il senso della frase (e per chi non ci arriva è stato messo anche il suggerimento su come fare).
La frase recita quindi un candido “Today design = shit. Happens in Milano – if u like it remove the dot” che tradotta nelle due valenze, risulta qualcosa del tipo:
– oggi design = merda. succede a milano – se volete togliete il punto
e senza punto ecco come si trasforma quel “shit happens”:
– oggi design= accade a milano

E il design, come risponderà? Con un punto fermo?

Augh.

Il rispetto della morte.

Basta.
Non se ne può più.
Prima aveva un senso, ora no.
Si è perso.
Veramente.
Facciamo un favore a noi stessi, ma soprattutto facciamolo nel rispetto di una persona e di “un’entità”.
Il rispetto per la persona è la persona di Sara Scazzi, che come le cronache nere ripetono ormai da quasi 20 giorni, è dipartita.
In modo orribile o meno che sia, haimè, non è su quello che punto l’attenzione, ma sul fatto che è morta.
E’ morta e non c’è più nulla da fare se non arrestare il vero colpevole che a quanto pare è nelle mani della giustizia e che in qualche modo verrà condannato.
Pace all’anima di Sara che ci ha lasciato prematuramente, ma sono cose che succedono.
Starà sicuramente meglio lei di là che noi di qua (per chi crede in una vita dopo la morte. Per chi non ci crede, pace comunque, non voglio iniziare un dibattito a riguardo).

L’entità invece che andrebbe rispettata, è l’immaginaria quanto ormai effimera entità del “giornalismo” televisivo e stampato, ormai haimè morto e sepolto già da parecchio, ma che con questa vicenda dimostra sempre più di essere non “6 feet under”, ma verso il centro della terra, ormai fuso con il nucleo.
Siamo alla frutta.
Siamo ad un giornalismo becero e volgare.
Siamo ad un giornalismo che non è giornalismo.
Siamo ad un giornalismo in un paese che è ancora in crisi (nonostante il presidente del consiglio dica di no) non trova di meglio da fare che parlare ininterrottamente a cascata di questo caso dell’estate che evidentemente i giornalisti non hanno ancora capito essere concluso.
Sottoposti ad un bombardamento mediatico senza precedenti, nemmeno quando si trattò del caso Cogne o della strage di Erba, siamo arrivati al grottesco che non si vorrebbe mai vedere, che non si vorrebbe sentire, al quale non si vorrebbe essere sottoposti…
In questo caso, non è solo il parlarne, perchè se fosse solo questo, sarebbe anche semplicemente un dovere di cronaca.
In questo caso è tutto il circo mediatico che ne è stato messo su che non ha un senso e che fa rabbrividire in quanto non si capisce come mai l’essere umano, sempre pronto a dichiararsi superiore all’animale, non faccia altro che dimostrare una pochezza intellettuale così infima da fare rabbrividire persino le amebe unicellulari.

Il circo mediatico si propone con riprese televisive del portone di casa del (presunto) reo confesso assassino.
La gente, instupidita da questo stato delle cose, fa pellegrinaggi per andare a vedere il portone del garage dove si è consumata la tragedia.
Pellegrinaggio per che cosa? Per soddisfare la propria curiosità morbosa di essere dentro la scena, o molto più probabilmente, per avere la possibilità di apparire in televisione.
Il che è ancora più patetico e triste poichè non si cerca di apparire per un merito o un demerito (GF o contenitori domenicali osceni vari, ad esempio) ma per comparire in uno scorcio di inquadratura da telegiornale ignorante che non fa altro che assillare il paese con questa notizia probabilmente per deviare da cose più serie che al momento è meglio far passare in secondo piano.
E’ un fuoco che si autoalimenta senza bisogno di combustibile: una sorta di inspiegabile autocombustione che non si riesce a fermare. Più fanno riprese lì davanti, più la gente va come un gregge di pecore a curiosare in un posto che non meriterebbe nemmeno di essere inquadrato da lontano; più la gente va là, più la stupidità mediatica continua a riprendere quel luogo e così da capo, senza che la cosa abbia una fine.
C’è chi afferma di essere lì solo per manifestare solidarietà alla madre della ragazza. Ebbene, non sarebbe forse un’idea più saggia mandare un biglietto di condoglianze o portare un fiore sulla tomba della povera defunta? Evidentemente vivo in uno stato delle cose così alieno alla realtà del paese in cui mi trovo, che un’idea del genere è fuori da ogni logica di concepimento e, probabilmente, se dovessi esporla in pubblico, passerei per essere il matto del villaggio.

Barbara D’urso, poi, si è dimostrata incredula quando durante la sua trasmissione, alcune persone hanno dichiarato di essere lì in pellegrinaggio per vedere il tutto e di aver organizzato una “gita” apposta.
Perchè quell’incredulità non è stata espressa invece nel momento in cui nel suo inutile quanto sciocco programma le era stato accennato ad un collegamento da quel luogo?
Perchè ci si trova a fare i conti sempre dopo e a fatto compiuto?

La sovraesposizione mediatica sortisce sempre l’effetto opposto: se ti vedo da tutte le parti, in tivù, al cinema, sul giornale, finirò con l’odiarti, non con l’apprezzarti di più.
Questa sovraesposizione mediatica non ha fatto altro che sottolineare con una bella matita B5 o con un bel pastello a cera nero che oltre ad una ragazzina morta, è sempre più morto quello spirito che invece che portare informazione, non fa altro che creare disinformazione.
Per cortesia, basta.

Asmo

PS: lo so che sarebbe più facile non accendere la TV, che le notizie si sentono anche in rete e bla bla bla, ma talvolta, il momento della TV prima di cena, a tavola con i genitori e la famiglia, dopo pranzo, non è altro che un sottofondo che dovrebbe servire a rilassarsi e quindi, talvolta distrattamente, rimane lì accesa e ci si presta attenzione. Quindi per cortesia, astenersi inutili commenti del tipo “puoi benissimo non accenderla”. Chi vuole fare commenti così “può benissimo non farli”.

E bravo il re degli ignoranti.

FONTE (la prima trovata, una delle tante…)
http://quotidianonet.ilsole24ore.com/gossip/2010/05/13/331235-celentano_aspirante.shtml

Ci mancava giusto il re degli ignoranti. O, come preferisco io, l’imbecille per antonomasia.
Si, perché Celentano nella vita si sarà pure dichiarato il re degli ignoranti, ma a me pare molto invece che sia un colossale imbecille che fa il furbo.
Certo le due cose collimano: come fa un idiota a fare il furbo?
Beh, lo fa senza riuscirci.
Nei suoi baracconi, nelle sue fiere delle banalità, ecco che dopo essersi improvvisato salvatore della patria con il suo stucchevole tormentone “è rock, non è rock”, ora ha deciso non solo di improvvisarsi sindaco, ma architetto, urbanista, e, perché no, ingegnere e designer (arriverà anche a questo..) nell’attesa, ne sono certo, di diventare pure un domani fisico nucleare, giornalista, avvocato, medico e qualunque altra professione possa venire in mente.
Una cosa sola è riuscito a fare nella vita. Anzi, due, dai: il cantante e l’attore. Con discutibili risultati (indovinate come la penso a riguardo? riesce a farmi andare bene di corpo in ogni momento…).
Il ragazzo della via Gluck farebbe bene a fare una cosa molto sensata: tornarsene nella via Gluck e rimanerci a vita, magari chiuso in un bunker di massima sicurezza dal quale possa risparmiare al mondo tutte le puttanate con cui invade notiziari e programmi televisivi.
La mossa del furbetto, va da sé, è quella di presentarsi al mondo come il salvatore per nascondere il fatto che si stia solo facendo pubblicità gratuita. In attesa di un nuovo imminente album? O per dare spazio alla moglie che in qualche modo dobbiamo sorbirci riciclata in veste di (da lui voluta) assessore?

Sognare non costa nulla. In entrambi i casi. E io sogno un mondo epurato da idioti di questo calibro, che per una volta, guardandosi allo specchio, la smettano di dire panzane e voler apparire a tutti i costi e si rintanino nelle fogne che gli competono.
Non siamo già abbastanza immersi nel guano per doverci meritare anche questa punizione?
Datemi il bottone nucleare. Porcocazzo.

Asmo