Slaiding dors.

(lo so, il titolo è scritto sbagliato. Per i meno acuti, è una cosa voluta.)

Alle mie rimostranze su quanto scritto da un amico in citazione alla frase “Sappiamo quello che siamo ma non quello che potremmo essere”, è stato risposto:
“Credo ci si riferisse al concetto dei Mondi Possibili che rappresenterebbero le infinite variabile attuate o meno in ogni decisione o mossa della nostra vita. Insomma, “Slidin’ Doors”. Che fica da paura la Paltrow.”

In riferimento prettamente al film, mi è venuta di getto una risposta che voglio condividere con il mondo del quale faccio parte.
Poi probabilmente un altro mio doppio parallelamente sta facendo la stessa cosa e un altro doppio no.
Chi se ne frega, intanto io vi incollo il pezzo.

Per quanto la cosa abbia un suo senso e sia in effetti molto interessante il concetto di base, hanno banalizzato una teoria importantissima con un film, scusatemi il francesismo, dimmmerda che tutto sommato non fa altro che riportare al pensiero deterministico del fato senza spostare di una virgola il punto di partenza del film.
Lei inizia in un modo e le si palesa la scelta tra il vivere zitella sfigata e cornuta o il conoscere il babbano di turno e prendersi la rivincita a voglia di cazzi contro il suo ex che lei scopre a letto con l’altra.
Ora, non è tanto per il finale in sè in cui gira e rigira non si fa altro che dimostrare che le cose, come andranno andranno, saranno sempre quelle (del tipo che tanto, puoi pure sparare a berlusconi: noi ce lo leviamo di torno, i nostri doppi nelle realtà parallele se lo socano di bestia senza possibilità di sorta in ogni caso), quanto più per il fatto che l’intera struttura narrativa si fonda sulla dicotomia che le si presenta e nonostante ciò l’assioma originale cade nel momento in cui si palesa la stessa soluzione.
Certo, potremmo matrixianamente parlando, tendere a giustificare il tutto con l’idea del deja-vu finale quale errore che tende ad una imperfezione del sistema e che quindi potrebbe in qualche modo prevedere un sostanziale evolversi della situazione che apporti un cambiamento significativo, ma questo non ci è dato da sapere poichè il tutto viene comunque troncato sul nascere nel momento in cui partono i titoli di coda.
La fantasia dello spettatore quindi, sarà il giudizio critico finale che ne determinerà l’ascesa all’olimpo dei filmetti da blockbuster o la caduta negli inferi delle colossali stercate cinematografiche prodotte (immagino che si sia compreso secondo me quale direzione prenderebbe in tal caso la pellicola).
Ora, quello che interessa in generale in questo contesto è sapere se sono l’unico ad averla pensata così, o se altri hanno avuto avvisaglie della stessa idea quando hanno visto il film.
In Iron Man, la Paltrow, ne sa molto di più rispetto ai precedenti film: forse la maturazione che l’ha passata dai mezzi vent’anni ai mezzi trenta le ha giovato in termini prettamente estetici.

Anche sto mese, ho fatto il mio dovere, regalandovi almeno uno scritto.
Un domani potrete gioirne.
O anche no.

Ciapz, Asmo.

Lo strano caso delle pubblicità dei telefonini…

C’era una volta, Pierino si volta.
No.
C’era una volta, tanto tanto tempo fa…
Nemmeno.
C’erano una volta le pubblicità.
Oggi c’è sterco televisivo movente.
La bizzarra situazione in cui il mondo si trova a creare paradossi è fonte di ispirazione più che degna per spiegare l’affermazione soprastante.
Tim, Wind, 3.. Ragazzi, vi prego, datemi una martellata fortissima su un ginocchio perchè fa meno male che dover assistere alla marea di guano pubblicitario che ci investe ogni volta che in Tivù appaiono questi spot.
Andiamo con ordine.
Un tempo fu Cristiane Filangeri: stordita quanto gnocca ragazza del treno che non si sa bene perchè o percome finisce sulle Alpi (o chi per esse) con la mucca lilla della Milka a fare da viso primario ad una serie infinita di spot Tim in cui non si sa bene come andrà a finire…
Questo è stato il “la” per una interminabile serie di facce che a più riprese trovavamo per mesi sul piccolo schermo a perseguitarci con le loro storielle e pubblicità.
Da Ctisiane siamo passati poi ai “regazzini” da vacanza in cui non si sa bene se la tipa avrebbe finalmente coronato il sogno sessuale del maniaco di turno che ci provava con lei con i Pan Di Stelle.

Visto il successo di questi filoni narrativi agganciati sapientemente l’uno all’altro con tecniche da fiction televisiva (confrontare tecnica del “cliffhanger” usata nelle serie TV), non solo TIM ha continuato con Tim Tribù e compagnia (avessero veramente sparato De Sica dal cannone del Gianicolo…), ma gli altri operatori sopra citati non hanno potuto fare a meno di lanciarsi in una concorrenza da stupido plagio che non solo non risulta simpatica ma ottiene l’effetto contrario e irrita come poche altre cose provenienti dal tubo catodico (Gerri Scotti e Carlo Conti sono fuori quota quanto Antonella Clerici e l’oca che l’accompagna alla Prova del cuoco, ma di questo scriverò in un altro post…).
TIM è in vacca. E non parlo di quella che ostruiva i binari al tempo della Filangeri.
TIM è proprio andata a donne di facili costumi con De Sica che ha scambiato la televisione e gli spot pubblicitari per i cinepanettoni orrendi che fa ogni anno…
Finita la storia del vigile del Gianicolo (almeno 4 anni fa mi pare), torna alla ribalta con l’inutile quanto sexy Belen Rodriguez.
Ora, passi che ci sia una gnocca di mezzo che almeno ti fa vedere un po’ di curve (e noi maschi ringraziamo), ma sinceramente l’utilità di Belen?
De Sica la percula per tutti gli spot:
– lasciandola legata ad un ordigno esplosivo
– facendole prendere da mangiare e poi rubandole il piatto da bravo cafone
– arrivando in muta da sub ad una festa, acchiappando due povere mentecatte al volo e lasciandola lì con il padrone di casa/flyer da spiaggia
– portandola a mangiare dalla zia per poi lasciarla fuori dalla porta quando scopre che la zia ha preparato il suo piatto preferito…
– le altre che non ricordo ma che sicuramente ci saranno…
Insomma, un esempio classico di maschilismo stupido e becero che fa ridere i dementi e che non ha un suo senso di esistere. Chi, accompagnandosi a una come Belen, la tratterebbe in questo modo? E anche se fosse vero, la cosa farebbe veramente ridere?
Certo, pretesti da teatrino delle marionette dell’asilo tanto per parlare del proprio prodotto, ma per Diana, possibile che le teste pensanti che devono creare questi spot, si riducano sempre a scrivere solo queste povere porcate e non riescano ad inventarsi qualcosa di veramente ironico e che possa colpire in positivo il pubblico?
Lo so, domande retoriche, ma si parla di assurdo e bizzarro: sono d’obbligo.
E poi ogni tanto il neurone rimbalza….

E quindi, senza perdere troppo il filo, ecco che Wind si è lanciata con quei tre beoti di Aldo Giovanni e Giacomo a romperci le palle prima al mare, poi in montagna, per poi tornare al mare, per poi magari un domani morire in un pozzo nero, in cui i tre imbecilli cercano di fare i simpatici sponsorizzando il prodotto senza però esserne capaci (a parte le facce da topo muschiato di Giovanni, che sono uno spasso da guardare, lo devo ammettere).
MA se il magico trio risulta antipatico, beh, rispetto a Panariello sono gli dei incontrastati della simpatia mondiale.
Panariello si manifesta nella veste parodistica di Briatore e a suon di “Cicci&Ciucci” fa lo spandone ostentando ricchezza che la tenera quanto angelica Incontrada cerca di placare con battute che fanno da contrappeso.
Partire da Zelig per finire a fare spot con Panariello, secondo me è una delle cose più umilianti del mondo.
Certo, io non faccio parte del settore, quindi probabilmente non capisco la situazione. Magari per la Incontrada è un salto di qualità. Ma può veramente un “artista” (si, le “” sono d’obbligo) televisivo ridursi veramente così male facendo un tuffo sul cemento e passare dal re incontrastato dell’umorismo e comicità italiana degli ultimi 20 anni Claudio Bisio, ad un poveraccio che per far ridere deve fare imitazioni (ancora imitazioni??? ebbasta, dai, gli anni ’80 son finiti, per il sacro leo!!) e parlare di cacca e pipì in accento “toshano” perchè se parlasse in italiano non se lo filerebbe nessuno??
La vera domanda, ora è: Panariello fa ridere?
Quello che disturba di tutta sta manfrina, è che poi gente del genere prende milionate per fare ste cose, e altri le prendono per pensarle…..
Lo so che la cosa non stupisce più perchè ormai siamo tutti dei coglioni assuefatti, ma ogni tanto, ripeto, il neurone rimbalza….

La 3 si è limitata parecchio a riguardo: devo dire che tra tutte le sopracitate è stata la più morigerata. Ci ha sfrangiato i gioielli di famiglia per un anno quasi con l’omino che veniva risucchiato nel teatro da una Gerini ai minimi storici, ma tutto sommato non hanno esagerato quantomeno con i passaggi televisivi…
Certo, magari qualcosa di più simpatico potevano farlo, ma alla fine hanno puntato sul prodotto, non sul “chi li rappresenta”, ormai cosa rara di questi tempi.

Non ho volutamente citato Vodafone. Perchè? Perchè sono gli unici che in qualche modo sono riusciti a creare un gioco sottile di autoironia con Totti che è una sorta di pennellata artistica.
La “romanità” di Totti è genuina, spontanea, piacevole. Non è la becera e volgare romanità da romanaccio cafone di DeSica che si sente il padrone del mondo (anche se fa le figure barbine e in teoria dovrebbe fare da contr’altare…).
Totti si prende in giro in modo sapientemente autoironico coadiuvato da una moglie fantastica che gli regge il gioco e nel loro gioco della coppia si divertono a fare l’ignorantotto spaesato e la mogliettina avveduta che come la fatina di Pinocchio lo tiene per mano e lo porta sulla giusta strada.
Che sia così anche nella realtà e quanto ci sia di finzione in tutto questo, non ci è dato da sapere a meno di conoscerli personalmente, ma non sono la falsa famiglia da Mulino Bianco.
Sono più che convinto che così come li vediamo negli spot, alla stessa maniera siano genuini anche nella vita.

E quindi il senso di sto post?
Il solito: ci vuole veramente così tanto a fare le cose per bene e non rompere l’anima con il mezzo catodico senza dover imbottire l’utenza di schifezza?
Evidentemente si.
Mi si potrebbe rispondere: “nel bene o nel male, purchè se ne parli”, e infatti tu sei qui a scriverne.
Vero, ma a volte mi piacerebbe scrivere di una cosa che è strana perchè è fatta a modo….

Engioi de spot.
Asmo

I feel, somehow, LOST…


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ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER SULLA SERIE “LOST”.
SE NON AVETE ANCORA VISTO IL FINALE E NON VOLETE ROVINARVELO, NON ANDATE AVANTI A LEGGERE!!!
SE LO FATE LO FATE A VOSTRO RISCHIO E PERICOLO, QUINDI DECLINO OGNI RESPONSABILITA’ DI SORTA!

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6 anni e mezzo… 6 stagioni…per sentirsi persi esattamente come ci si sentiva dopo la prima puntata…
Un aereo cade e 72 passeggeri finiscono su un’isola deserta, cercando di capire cosa sia, cosa succeda, come uscirne e come sopravvivere…
LOST. Dispersi.
Dispersi senza nessuno che li venga a cercare perchè il pilota dichiara che sono usciti mille miglia fuori rotta (curiosità: il pilota è l’attore che farà poi Matt Parkman in Heroes 😉 ).
E sull’isola ne inziano a succedere di tutti i colori, tra orsi polari su un’isola tropicale, un galeone spagnolo in mezzo alla giungla, gli Altri, gente che non muore mai, un denso fumo nero che fa rumore meccanico e altre amenità simili…

E i dubbi?
I dubbi vengono sviscerati tutti nella puntata finale e in quelle in corso durante l’ultima stagione.
Cosa c’è di irrisolto?
Sulla stampa di oggi e nei profili di facciabuco di ieri, leggevo sgomento e terrore all’idea di non aver interpretato correttamente chissà cosa e di finali aperti.
Ora, sinceramente, quali sarebbero i finali aperti??
Cos’è l’isola?
Ce lo dice il padre di Locke, truffatore con cui ha a che fare Sawyer, quando se lo ritrova davanti James prima di ucciderlo: “è un po’ troppo caldo per essere il paradiso, non trovi??”.
E se proprio non vogliamo considerarla l’inferno, ecco che l’ Isola non è altro che il purgatorio.
E’ esplicito il padre di Jack quando negli ultimi 10 minuti spiega tutto: come fanno ad esservi ancora ombre di dubbi???
Diesamina:
– l’aereo cade
– muoiono tutti ma restano sull’isola secondo il volere di Jacob che li ha scelti (Jacob = dio del momento.. la divinità viene qui concepita come una figura rappresentativa che quando termina il proprio compito, cede lo scettro a un altro)
– i “Losties” non percepiscono la morte e pensano di essere ancora vivi
– tutti quelli che arrivano sull’isola in un modo o in un altro è perchè sono trapassati (vedi padre di Locke: “fino a 5 minuti fa ero in macchina a guidare, poi ho avuto un incidente e quando mi sono svegliato ero qui, in questo dannato posto..”)
– da dopo lo schianto, ecco che si profila una realtà parallela che si verrà a sdoppiare nel finale della 5° serie: quelli che vogliono tornare sull’isola e quelli che vogliono rimanere a casa.
Se uno vuole rimanere a casa, sceglie di espiare continuando la vita di prima, quindi si fa come purgatorio il mondo, allontanato da quella redenzione finale che invece altri avranno.
Se invece tornano sull’isola, raggiungeranno l’agognata luce (Paradiso) che li farà andare oltre.
A prova di questo, l’assenza di Mr.Eko, Michael e il figlio Walt (anche se Michael in realtà aveva già espiato esplodendo sulla nave nella 4°) e altri significativi personaggi precedenti.
Questo ci viene comunque spiegato anche da Desmond quando inizia a raccogliere tutti nelle ultime tre puntate e decide di non portarsi dietro Ana Lucia (Michelle Rodriguez) dicendo testè: “Non è ancora pronta…” = non è ancora pronta per la redenzione, deve ancora finire di espiare qualcosa.
– La vita parallela della stagione 6 fuori dall’isola come se l’aereo non fosse mai caduto, è una possibilità concessa ai Losties dopo tutto lo sbatta fatto per poter vivere in pace e tranquilli senza il problema dell’isola, MA è una vita destinata a non essere di fatto un premio. Ecco perchè a un certo punto iniziano i flash della vita sull’isola: l’accettazione di quei flash, sarà la consapevolezza dell’aver espiato e quindi di poter andare avanti.
– E quindi ecco che quando tutti iniziano a ricordarsi cosa sia l’isola e la vita lì vissuta, ecco quindi il momento di accettazione del proprio destino: sono morto, ho fatto qualcosa di giusto o sbagliato per cui ho pagato ma grazie a cui ho conosciuto persone che in un modo o in un altro sono stati i miei compagni di viaggio nella parte di transizione. Il bene e il male, il giusto e lo sbagliato che c’è stato, ormai sono alle spalle… “Let him go…”, lascialo andare… andiamo oltre… L’unico che ha ancora qualcosa da sistemare dichiaratamente è Ben: “I will not come with you… I’ve a couple of thing to fix…”. Sarà l’unico a poter entrare nella chiesa e a non farlo. Evidentemente non si sente pronto al momento di transizione verso la pace.
– curioso e intelligente come non vi sia una distinzione di fede per chi può andare in paradiso: considerando al coppia Sun/Jin come filo appartenente a una qualche religione orientale, considerando Sayid come musulmano (facendo un facile accostamento, iracheno, medio orientale, musulmano) e considerando tutti gli altri come cristiani (chi più chi meno) ecco che se la luce è il paradiso, ci viene proposto come un luogo in cui ci si ritroverà senza una distinzione di religione, razza, sesso, ma semplicemente come il posto un cui tutti si andrà dopo la morte. Bello.

Ora, non credo vi sia spazio per altri dubbi a riguardo, ma siccome qui siamo nel campo del bizzarro più sconfinato, chiunque voglia condividere le proprie teorie, ha uno spazio dove poterlo fare.
A domande risposte (nel rispetto dell’ opinione di ciascuno, s’intende).
E per la prima domanda, partirò io:
in fin dei conti, tutto sommato, di chi ha seguito tutto dalla prima puntata fino alla fine, chi non si è veramente sentito un po’ perso?

Have a good day…

Asmo

Avatar – un’assurda realtà

Questa recensione contiene SPOILER: chi non ha visto ancora il film, continui a leggere a suo rischio e pericolo.

Il tema
In un futuro nemmeno troppo lontano (150 anni circa da oggi?) le corporazioni trovano su un altro pianeta un materiale che viene venduto a 20 milioni al kg. D’obbligo quindi l’esportazione.
La cosa di per sè potrebbe avere un senso se non fosse che il più grande giacimento di questo minerale è sotto l’albero della vita della tribù indigena aliena locale.
Ecco quindi una doppia scelta: entrare nella loro cultura per convincerli a spostarsi dall’albero, oppure sterminarli in caso di resistenza.
All’incarico viene assegnato il marine Jake-qualcosa, costretto su una sedia a rotelle e gemello del suo gemello (ma dai? eh si.. come si dice in sti casi sennò :D) deceduto qualche anno prima nella spedizione.
Doppi compiti all’interno della struttura umana arrivata su Pandora:
– gli scienziati che studiano pacificamente gli alieni cercando di integrarsi
– i marines che non ne vogliono sapere di integrazione e vogliono spazzare via tutto il prima possibile
Jake sarà l’anello di congiunzione tra i due gruppi: marine integrato nella cultura locale che usa le tecniche degli scienziati per arrivare alla salvezza.
Ma, come spesso capita, forza bruta e intelligenza difficilmente si sposano e il conflitto finale sarà inevitabile, scoprendo che per riacquistare le proprie gambe ci sono anche altri modi da quelli terrestri.
Una conversione sul campo che nemmeno san Paolo sulla via di Damasco…

Miglior Fotografia. Miglior Scenografia. Migliori Effetti Speciali.
Giusto per questo poteva vincere Avatar alla notte degli Oscar.
L’ho visto tardi rispetto al mondo, ne ho letto recensioni e articoli e quindi in parte il mio giudizio è inevitabilmente contaminato dal bello e dal brutto che se ne è detto fino ad oggi.
Una cosa è sicura: Avatar era una grandissima promessa dell’anno e in parte è stata mantenuta, in parte è stata svilita in modo banale.

Volendo riderci sopra, il film si traduce in una specie di balla coi lupi del nuovo millennio (ma la storia è sempre ciclica?) in cui se sei un giandone tabbozzo ignorante ma spavaldo quanto basta, nel momento in cui vieni cacciato di casa dalla donna, ti basta sostituire la Porche con una Ferrari e tornare indietro per riuscire a portare il tuo (nuovo) popolo al massacro inevitabile ma giusto.
La stupidità aliena (umana per chi si trova dall’altra parte della barricata) non cambia nella galassia: siamo stupidi se arrivano gli alieni a romperci le balle e li trattiamo come feccia se vengono sul nostro pianeta e siamo altrettanto stupidi (forse di più) se andiamo a casa loro a rompergli le scatole. Cliche già visto, usato e abusato in altri mille contesti, ormai quasi ripetitivo alla nausea, stucchevole sotto certi aspetti.
Maurizio Porro dice su Vivimilano che vagamente accenna all’ambientalismo ricordando un vago Miyazaki: beh, se proprio vogliamo svilire così il MAESTRO, allora si, diciamolo pure. Che il Maestro faccia film a sfondo ambientalista, ok (ma quelli li posso fare anche io andando in giro per Milano con una videocamera). Che il Maestro faccia CAPOLAVORI di cui avatar non vede nemmeno un granello della polvere della sua gloria, è un altro paio di maniche. Ma non impuntiamoci su questo.

Il pianeta, gli alieni, la loro società, i loro modi buffi e bizzarri di interfacciarsi a quanto li circonda è stato studiato con una maestria degna di nota.
Gli effetti speciali sono giganteschi se considerati come computer grafica e come integrazione uomo-animazione digitale (un intero pianeta, mezzi da combattimento, veicoli…) ma per gli appassionati di vita aliena e culture extramundi non sono nulla di nuovo rispetto ad altre cose uscite in questi anni:
– Drednought degli Space Marines di Warhammer 40k con tanto di chainsaw + coltellazzo da marine
– Isole volanti come già le cittadelle volanti di Krynn (ambientazione Dragonlance di D&D, anni ’80 circa) e paesaggio che riprende non poco le Outlands di World of Warcraft
– Albero della vita connesso al mondo come in altri scenari da videogioco (non per ultimo sempre WOW e la storia degli Elfi) e progetto Gaia
– Popolazione Na’Vi già vista in “Aida degli alberi” (personalmente non l’ho visto, ma leggevo di recensioni che li accomunavano) e comunque sempre riprendendo a man bassa da WoW ricordano sempre molto i Night Elves (pelle bluastra, arco e frecce in cui eccellono, vita sociale con il grande capodruido seguito dal popolo, ecc ecc ecc…)

Il 3D, questo sconosciuto
Quello che stona più di tutto comunque è il così famigerato effetto 3d: sarò fuori dal coro, ma non è nulla di così impressionante. Si era già visto negli anni 80 con gli occhialetti a lenti rosse e verdi, si ritrova oggi con tecniche migliori e con qualcosa di più ma che non da assolutamente un’esperienza immersiva come ci si aspetterebbe se si fosse al passo coi tempi.
Diciamocelo, le scene 3d migliori sono i pannelli del computer della base umana dove l’operatore esercita un controllo alla Minority Report ma in versione olografica.
Lucas negli anni 80 con il proiettore di C1P8 aveva fatto di meglio (considerando l’epoca).
Inoltre la forzatura degli occhiali porta persone che già li indossano per vedere causa miopia, a dover indossare 2 paia uno sull’altro: quelli da vista e quelli 3d. Onestamente non sono scomodi e dopo 2 minuti che si indossano non danno fastidio, ma la scomodità dell’atto in sè non è il massimo.
Il vero enorme difetto, come accennato prima, è che non si ha una sensazione di essere all’interno della scena se non per pochi istanti in piccoli spezzoni.
La maggior parte delle volte si percepisce la lunga profondità di campo ma non si nota la vita che esce dallo schermo come invece le pubblicità intruduttive al 3d fanno credere.
Ultima pecca è che molto spesso si focalizza al centro dello schermo la vista e l’immagine periferica ne risente percependo come sfuocato tutto il contorno.

Concludendo
Bene, dopo averlo demolito pezzo a pezzo, direte voi, il giudizio non può che essere un 2 o 3 su una scala da 1 a 10.
Invece no.
Invece in qualche modo il film vale la pena di essere visto, quantomeno per ricordarci di quanto la nostra civiltà sia stupida e abbia perso la purezza che aveva un tempo, quando i pellerossa giravano liberi per le loro praterie.
Vale la pena di vederlo almeno per cambiare punto di vista. Il che non vuol dire doverlo condividere, il che non vuol dire non vederci la solita retorica, ma vuol dire avere una visione un po’ più ampia dei soliti 90/100° che il nostro campo visivo ci consente.
E’ un film per sognatori: se lo siete, vi lascerete trascinare in giro per il mondo di Pandora; se non lo siete, prenderete cognizione del fatto che o lo diventerete o non lo diventerete mai.
Sicuramente impressionerà molto di più gli occhi di un bambino che non quelli di un adulto.

Fantasy sdoganato di bassa lega…

E allora…

tutto succede per un taglietto durante il compleanno (così si vede nel trailer, non è uno spoiler, non rompetemi le palle..).

Ora, chi è il babbo che si taglia con la carta dei regali di compleanno??giusto Bella, perchè è maldestra. E va bene, e tutto sto casino succede per un taglietto. E quando ha le sue cose cosa accade??? Che tutti i vampiri del mondo impazziscono? O “quel” sangue non conta? Eh, si, lo so, fa schifo, ma ditelo a loro, che si perdono i pezzi durante il periodo. Io mi son fatto 1 anno di servizio civile dimmerda perchè non ho quel problema.. a ciascuno il suo.

La domanda dopo riguarda più una cosa tecnica di montaggio della sequenza: perchè il mannaro prima non ha la maglia, poi si e poi no? Cioè, cazzo, dai, ma che errori sono?? Posso andare io a lavorare lì al posto del regista/montatore/quellochehasbagliato??

E così abbiamo finito i tecnicismi. Ora, che i libri di Twilight siano la cosa più imba del mondo, ci sta anche, ma che mi prendano il fantasy più puro e lo rigirino a “cazzodicane” così come gli conviene no.

Qui abbiamo mannari che si trasformano di giorno fuori dalle fasi lunari, e soprattutto acquisiscono forma lupina. Un mannaro è mezzo e mezzo. Altrimenti chiamatelo… che ne so.. come in True Blood, shapeshifter! Ci vuole tanto a dare i nomi giusti?

I vampiri beduini che stanno al sole non si sbriciolano, bruciano o altro, ma anzi, brillano come se la loro pelle fosse fatta di diamanti. Per questo si nascondono altrimenti con il loro splendore ammalierebbero l’ umanità intera. E sticazzi! E’ sempre stato così! Il vampiro VUOLE ammaliare gli altri, usarli come cibo oppure trasformarli in esseri come lui. Certo non siamo ai limiti estremi di Blade, dove si suppone una società utopistica vampirica (si, e poi il vampiro agricoltore, allevatore e pescatore chi lo fa? ), ma non puoi trasformare un vampiro in un angelo….

Aspetto solo di vedere demoni che salvano esseri umani (non citatemi Hellboy o vi uccido! quello è un’altra cosa!) e la frittata è completa.

Insomma, non si scherza sul multiverso e le sue regole.

Io a una coccinella non dico mica che è un leone.

Ahug.

Asmo

Perchè Sanremo è…. reale.

Sanremo…. Sanremo…. Sanremo…
Ok, quello che segue potrebbe sembrare lo sproloquio di una persona di parte.
Avviso la gentile clientela che di fatto non è così.

Di fatto non mi è mai interesssata più di tanto come manifestazione canora: l’ ho sempre trovata inutilmente noiosa a partire da quelle parti di presentazione in cui i conduttori si dilungano a leccare il culo a destra e a sinistra per fare la loro porca figura.
Quando non sono i presentatori a fare i pagliacci, ci pensano i burattini che gli affiancano, i quali devono stemperare i toni, portare tutto su un livello farsesco e offrirsi come spalla a terribile battute e gag preparate.
Quest’ anno a reggersi il gioco ci pensa la fantomatica coppia Bonolis-Laurenti: il primo logorroico fino allo sfinimento (potrebbe usare 1/4 delle parole che dice per esprimere lo stesso concetto e avrebbe un effetto migliore), il secondo… beh, il secondo non saprei come definirlo senza andare ad offendere una qualunque categoria.. fate voi.
La tristezza di tutto ciò è già condizione necessaria e sufficiente per evitare di guardare questa “roba”.

Inutile dilungarsi ovviamente sulla presenza bambolesca di vallette in coppia (bionda e mora, come dalla più sana tradizione di scuola Ricci) quest’anno stravolta da un “originalissimo” (si, sono ironico) tentativo di cambiare la formula mettendo un qualche inutile manzo a far brillare gli occhi del pubblico femminile. Certo, a ciascuno il suo, quindi visto che per anni la libido di noi uomini è stata soddisfata con la presenza di bei pezzi di ragazza, perchè non dare il contentino anche alle donne?
Ora, resta da capire sempre la solita cosa: perchè in una manifestazione italiana di questo calibro, vengono sempre strapagati degli stranieri? E va beh, volevo giusto trovare un neo nella cosa.

Sul piano musicale, Sanremo è sempre stata la manifestazione di vecchi che non vogliono morire, che abusano della loro presenza nel mondo e che continuano a inquinare la vita del pianeta con la loro presenza.
Ruderi come Albano, Leali, Zanicchi, Pupo, dovrebbero essere interdetti dal panorama televisivo. Già è un peso ritrovarci alcuni di loro nei programmi televisivi, vederli riciclati di nuovo a cantare sperando di avere la gloria di quando erano più giovani, è una gentile tortura che credo solo in italia con certi esseri ci è concesso di avere.
Nessuna innovazione, solite lagne, due palle così.
Certo, c’è da dire che la giuria del festival è composta notoriamente da cariatidi che vivono sul ricordo del passato musicale, quindi non c’è nemmeno molto da stupirsi della cosa, ma insomma, visto che si voleva fare un festival nuovo, potevano anche metterci un po’ più di impegno…

E quando l’ impegno ce l’ hanno messo convocando gli Afterhours con un pezzo pazzesco (inteso come “da pazzi”, folli, fuori dal comune per una platea di quel genere), il risultato è stato preso palese: After fuori al primo turno senza nemmeno passare dal via. -_-”
Ok, diciamocelo e siamo sinceri: il pezzo non era facile.
Gli After o sei abituato a sentirli, o non ti piacciono se non hai il tempo di saperli ascoltare.
Per molti gruppi è così: all’apparenza gruppi osceni, si rivelano invece essere molto più profondi di quello che il primo ascolto dice.
E in questo caso, ovviamente, un solo ascolto, non ha potuto fare altro che penalizzarli.
Come era logico che fosse.
Come ci si aspettava purtroppo che fosse.
Perchè “il paese è reale”.
E questa ne è stata la conferma.
Non importa ragazzi, a “noi” siete piaciuti così.

Asmo.

Ultimatum alla Terra

L’ orribile presenza antipatica concentrata nel personaggio del figlio di Will Smith è la prima buona ragione per non guardare questo film.
La trama assurdamente inconsistente è il secondo motivo per non vederlo.
La faccia manichinesca di Keanu Reeves è il terzo motivo. E si che lui è un attore che mi sta anche simpatico. Inutile, ma simpatico.
I motivi per vederlo?
Mmm….
Forse qualche effetto speciale, ma nulla che non si sia già visto altrove.

Allora, cerchiamo di capirci qualcosa.
Dopo un preambolo che nell’ economia del film non significa assolutamente nulla (potevano iniziare dopo l’ intro e la storia non ne avrebbe risentito…) scienziati di tutti gli USA per una questione di Sicurezza Nazionale vengono rapiti e portati in una base segreta dove viene loro rivelato che un corpo celeste sta per bombardare il pianeta Terra distruggendo tutto.
La cosa dovrebbe avvenire circa 78 minuti dopo la rivelazione della notizia, quindi, sostanzialmente, che cacchio li hanno chiamati a fare??
Sul serio gli americani sono così boriosi da poter sperare che in 78 minuti una equipe di scienziati eviti la catastrofe?
Non contenti, i militari decidono di far vedere la fine del mondo direttamente dalla prima fila ai poveri scienziati portandoli sul luogo dove dovrebbe avvenire l’ impatto.
MA… sopresona!
Chi l’avrebbe mai detto? Il meteorite non si schianta poichè è una nave aliena che atterra a Central Park a NY.
I coraggiosissimi Americani dapprima mettono al sicuro il presidente e il vicepresidente facendoli andare in giro sull’ Air Force One (utile stare sull’aereo presidenziale se tanto tutto il mondo deve esplodere… mah..), poi su un ordine imperativo di non aprire il fuoco sparano sull’alieno uscito dall’astronave e come ciliegina sulla torta, alla richiesta dell’alieno di parlare con i capi del mondo (e non con il presidente USA, ma di tutto il mondo.. quindi non rompano il cazzo se gli alinei vogliono rivolgersi all’ ONU e non agli USA..), decidono invece di usare mezzi coercitivi per costringerlo a spifferare solo a loro quello che lui voleva dire a tutta l’ umanità.
Ok, ok, così è sparare sulla croce rossa e rovinare il film, quindi facciamo una cosa, se riuscite a superare la prima mezz’ora senza dormire, se riuscite a reggere il peso di un film la cui trama si sviluppa in modo abbastanza banale, scontato e noioso, allora potrete arrivare fino alla fine gustandovi l’ unica nota positiva di tutto questo: la sempre splendida Jennifer Connelly.
Tra richieste di redenzione concesse e firmate, alieni neutrali amici che non sanno bene cosa fare e chiedono consiglio senza poi ascoltarlo, il bamboccio frignone invasato “spacchiamoilculoaglialienichedevonomorire” e qualche altro pizzico di inutilità, il film è uno di quelli che probabilmente nel 1951 quando è stato girato l’ originale poteva anche attirare, am che oggi sinceramente lascia parecchio a desiderare.
Diciamo che l’ unica cosa che posso arrivare a salvare di questo film è la morale di fondo: spera che ti lascino un’ ultima possibilità, perchè è solo quando sei sull’ orlo del baratro che sai che non puoi fare altro che risalire e non precipitarci dentro, perchè dagli errori si impara.
Certo, se poi non gli interessa lasciartela, allora beh, è un altro discorso… 😀

Voto: 4
Asmo