Noi ubriaconi irresponsabili!

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Ieri ho partecipato alla quindicesima edizione del Pub Crawl, evento che si tiene a cadenza annuale a Milano. È stata la seconda volta per me.
Tradizione importata dai paesi anglosassoni, si svolge in questa maniera: gruppi di persone si radunano alla prima tappa e poi si spostano per 9 pub della città bevendo una birra media in ogni pub.
La regola è che si beve rigorosamente con la mano sinistra (se lo fai con la destra ti chiamano un “buffalo” e ti devi bere la pinta tutta di fila, pena il disonore!), non si deve indicare (o anche qui “buffalo”) e forse qualcosa d’altro che ignoro in quanto regole minori senza troppe conseguenze.

Lo svolgimento della manifestazione è allegro e ci sono usanze che si ripetono nella città dove più il percorso lo consente e dove le tappe indicano.
Tra le varie c’è
– l’arrampicarsi su una “torre” in zona arena e appiccicare l’adesivo dell’evento sempre più in alto;
– una sosta alla colonna di S. Ambrogio di fronte alla basilica dove viene rievocata l’incornata del diavolo sulla colonna con tanto di spiegazione “storica”;
– la sfilata nuda maschile nel vicolo alla 6° tappa;
– andare a osannare il direttore di Burger King con cori da stadio;
– fare da tunnel alle auto che passano in vie piuttosto strette, offrendo all’automobilista di turno un sorso di birra, facendo cori, ola e “ohhhhhh” al passaggio dell’auto di turno
La cosa curiosa è che la maggior parte dei partecipanti proviene da un ambiente rugbistico, quindi non è difficile trovare gente ben piazzata e col fisico degno di sculture della Grecia antica. Accanto ovviamente a chi ha fatto della panza alcolica la propria ragione di vita, essendo altri gruppi composti da avventori di pub e amanti della “bionda”.

Ora, uno potrebbe immaginarsi uno scenario orribile tipo i tifosi olandesi a Roma che hanno fatto un casino sfasciando piazza Navona, o tipo gli hooligans inglesi e i fan russi che hanno messo a ferro e fuoco Lille e Marsiglia durante gli europei di quest’anno o gente che vomita dopo un tot e si butta riversa per le strade o tappeti di bicchieri di plastica o vetro sparsi in ogni dove. Perchè si sa, dove ci sono gli ubriachi, ci sono questi problemi. Sempre. Ovunque. Quantunque.

Invece, anche qui curiosamente, i bicchieri di plastica vengono buttati nei cestini e quelli di vetro riportati all’interno dei pub dove si prendono, la gente non vomita per strada, nessuno si ferma agli angoli dei pub per pisciare ma usa quelli interni al locale.

E tutta questa curiosità, quest’anno, ha raggiunto il suo apice alla tappa accanto al vicolo della sfilata nudista perchè sono successi tre fatti bizzarri.

Il primo: la strada, lì accanto, è a senso unico e stretta, che ci passa una sola macchina per volta. Ed è uno dei posti più divertenti dove fare il tunnell “ohhhh” alle macchine che passano di lì. La folla si distribuisce sui due lati e i “malcapitati” che devono passare di lì in macchina si trovano con sgomento di fronte a questa folla che inizia da lontano a fare “ohhhhhh”, a preparare le mani in basso per poi alzarle man mano che l’auto si avvicina e a cantare cose a caso. Generalmente questo avviene senza problemi: nessuno viene investito e le auto non subiscono danni.
Questo giro, un tizio di una cinquantina d’anni, con una auto grossa tipo espace o quei modelli che sembrano una via di mezzo tra un furgone e un’auto grande, ha deciso che gli davamo fastidio e dopo essersi fermato in mezzo alla folla e tirato giù il vetro, ha iniziato a fare mostra di se applaudendoci e dandoci dei cretini, a noi bighelloni ubriachi notturni che non abbiamo di meglio da fare nella vita che bruciarci il cervello bevendo birra a Milano, noi idioti che passiamo la nostra serata di sabato fuori per le via della città, noi malvagi esseri del crepuscolo che gli si parano davanti e gli fanno tunnel facendo “ohhhhhh” aspettando che…. beh, che si levi dai coglioni, in definitiva.
Ed è riuscito a prendersela anche con me che ero appoggiato al muro in disparte, senza nemmeno che fossi vicino alla sua auto…
Pazienza, questi paladini del bene sono ad ogni angolo, e noi ubriachi camminatori del Pub Crawl ci dobbiamo fare i conti e buonanotte. Noi ubriaconi li lasciamo perdere e che se ne vadano per la loro strada, che noi abbiamo altre tappe per completare la nostra!
Loro sono paladini del bene, noi del bere.

Il secondo: ad un certo punto è arrivata un’ambulanza. Sempre nella via lì di prima, quella stretta.Ambulanza senza sirene spiegate e senza lampeggiante acceso. E tutti gli ubriachi dell’evento che cosa hanno fatto? Si sono spostati e l’hanno fatta passare velocemente e tranquillamente. Perchè alla fine, si, ci si ubriaca, ma si è sempre abbastanza lucidi da capire che se c’è un’ambulanza, non è il caso di trattenerla in una goliardata, che magari, se gli arriva la chiamata, hanno qualcosa di più importante e urgente da fare.

Il terzo: nel vicolo chiuso lì accanto, si svolge la sfilata dei nudisti. E mentre questi sfilavano nudi, è arrivata una volante con un poliziotto uomo e un poliziotto donna.
Si sono fatti strada fino al vicolo attraverso il capannello di persone e constatato che nessuno si stava accoltellando nel vicolo hanno spiegato con molta calma che erano stati chiamati perchè qualcuno delle case lì vicino aveva chiamato la polizia per schiamazzi.
Del resto, si sa, dove ci sono avventori dei pub c’è casino. E dove c’è casino ci son problemi. Infatti è risaputo che appena vedi un capannello di circa 100 persone fuori da un pub ci sono problemi di ordine pubblico perchè gli ubriaconi stanno sfasciando tutto e facendo disastri.
Beh, sapete cosa è successo quando la polizia ha chiesto di sgombrare? Che in maniera più o meno composta (c’era ancora qualche nudo nel vicolo per via della sfilata) la fiumana di gente si è spostata alla tappa dopo nell’arco di 3 minuti. Senza insultare gli agenti. Senza lamentarsi. Senza fare cori da stadio. Senza cercare di linciare le forze dell’ordine. Senza fare nulla di nulla se non continuare tranquillamente a fare il proprio evento.

Il resto della manifestazione, tra il prima e il dopo, si è svolta tranquillamente, perchè noi ubriaconi da Pub Crawl, siamo così molesti che buttiamo via tutti i bicchieri di plastica, non vomitiamo in giro, non pisciamo sui portoni, facciamo schiamazzi come fanno gli altri dove ci sono locali per andare a bere, non ci picchiamo con la gente, non facciamo casino più del dovuto e beviamo comunque sempre con la mano sinistra.

Keep calm and Pub Crawl.

Augh

 

“Not Penny’s boat”: come ti rinnovo la tradizione con antichi metodi.

maxresdefault(trattato di numerologia storica applicata ad antropologia del benessere )

L’altro giorno, lavorando su un testo comparativo di medicina applicata e fisica quantistica, mi sono improvvisamente venuti in mente alcuni parallelismi di frasi, situazioni e mondi completamente distanti e differenti tra loro, ma che tutto sommato ad oggi sono null’altro che una rivisitazione della stessa sostanza sotto forma differente. Un po’ come dire “la storia è ciclica” o “canta che ti passa” ed altre amenità simili.
È curioso come la mente riesca a spaziare su ambiti differenti per poi riuscire a tirare delle somme apparentemente distanti ma che in finale confluiscono in un’unica soluzione.

La frase “It’s not Penny’s boat” di lostiana memoria (per chi non la conosce, googli, che sicuramente trova almeno l’immagine del buon Charlie affogante con la mano appoggiata all’oblò e se ne faccia una cultura…) a mio avviso potrebbe tranquillamente essere equiparata alla stessa “The cake is a lie” di nerdiano uso e consumo e, andando indietro nel tempo, alla ben famigerata e cinematografica “La Cina è qui, signor Burton”.
Ora, analizzando l’ordine temporale delle sopra citate frasi, possiamo notare come si sia evoluto questo tipo di pensiero parallelamente all’uso e consumo della società del mezzo che lo rappresenta.
Per farvela più facile: cinema in un momento in cui i film erano l’apice dell’impersonificazione dell’uomo medio che in essi cercava la sua via di fuga; videogioco nel primo decennio del duemila in cui si sono riversate ondate di frustrazione alla ricerca di una via di fuga (ad oggi ancora non terminata); serie televisiva, anch’essa primi duemila, con trasposizione dell’io soggetto in quell’io oggetto che fa sognare ciascuno nel momento in cui cerca di immedesimarsi in un parallelo fantastico.

Se l’infradito strutturale pesca a man bassa da un immaginario collettivo che è di pura derivazione nipponica (non a caso infatti sono stati i Giapponesi i primi a portare modelli di dissociazione societaria come pensieri puri di libertà ed estraniazione dal mondo in cui si vive e dalla realtà), possiamo però sostenere che questo tarlo si sia fatto strada in maniera così viscerale nella substrato sociale che è ormai possibile quasi vederne una rivendicazione nostrana. Infatti, considerando che siamo così imbevuti di retorica americana, ci risulta quasi difficile staccarci dallo stereotipo che ci viene suggerito ad ogni piè sospinto, tanto nelle serie TV quanto nei film e nei romanzi e fumetti o infine nei videogiochi che ad oggi permeano le giovani menti del fruitore disattento che come un recipiente vuoto ne viene colmato senza nemmeno rendersi conto del traboccante flusso di inutilità che lo satura.

Non sarebbe di certo un male sottintendere che questo (re?)flusso di coscienza vada in qualche maniera tamponato da un sistema di comprensione che si adatti ad un qualunque supporto mentale – banalmente per chi ancora non ha compreso alcuna delle tre citazioni sopra – ma non possiamo noi ergerci a difesa strenua di una inconcepibile carenza di dati di base che dovrebbero far parte del corredo genetico di ciascun individuo mediamente acculturato, soprattutto in un’epoca di fruizione mediatica che non lascia molto spazio all’errore e all’ignoranza nel senso più pragmatico del termine.
Insomma, per dirla con Boromir (ne Il Signore degli Anelli – La compagnia dell’anello – ndR): “È un Troll di Caverna!”

EXPO 2015

Ebbene si, alla fine ci sono andato.
Io sono uno di quelli scettici, che non ci voleva andare e che si era prefissato l’idea di andarci casomai verso la fine, una volta che tutto sarebbe già stato approntato per il meglio, una volta che si fosse stati sicuri della sua scenicità ben fatta e non con mezzi padiglioni chiusi coperti da tendaggi e via discorrendo.
E invece ci sono andato a maggio, il 16, dopo 15 giorni scarsi dall’apertura.
E… meraviglia delle meraviglie….e niente, Expo è lì, con il suo caravanserraglio di roba che…
Andiamo con ordine.

Come ci arrivo?
Andate col passante, dicevano, che in macchina c’è casino, che in metro è lontanissima, che in aereo non possono paracadutarvici, che l’elicottero non ce l’avete, il sottomarino non ci passa dalle vie d’acqua e il carroarmato lascia giù i segni dei cingoli e non è bello su una struttura appena costruita.

E allora, ok, andiamoci col passante.
Tanto il biglietto ti costa solo di più di un urbano normale (e infatti lì è interrurbano, cazzopretendipurete???), ma il tempo di percorrenza è solo di una ventina di minuti, mezz’ora scarsa se non tieni conto dell’orologio, non hai sbatta di cercare parcheggio e tutto sommato, 5 minuti di camminata dall’uscita del passante ai cancelli per vidimare il biglietto non sono mica sta tortura! Eddai! Ecchè! Eh!
Voto Expo passante: 9. Perchè sono un pigro. Sennò era 10.
Gli stand (padiglioni, pavillons, etc…)
Allora, di base, uno cosa ci va a fare ad Expo?
Ecco, esatto, nessuno lo sa di preciso.
Per cui una delle prime ragioni perchè ci si va è andare a vedere i padiglioni delle varie nazioni, senza tener conto di quello che c’è dentro e senza interessarsi veramente al perchè e percome sia stato allestito tutto il circo.
Quindi diciamocelo, se non ce li facevano vedere al TG, certi padiglioni manco col cazzo appeso a una corda trainata da una quadriga di cavalli bianchi ti passava per la testa di andarli a vedere!

Però c’è quello del Brasile con il suo ponte di corde dove tutti vogliono salire e dove c’è specificatamente scritto che è lì perchè tutti si divertano ma: non puoi saltare, non puoi sedertici, non puoi buttarti in giro, non puoi rimbalzare, non puoi fare la cacca in testa a quelli sotto. Però se cammini sotto e guardi su, puoi vedere sotto le gonne delle tipe e se ti capita la gnocca, beh, forse un suo perchè ce l’ha…. O_o (tralasciamo 10 minuti di coda sotto il sole dell’inferno di Milano quando picchia, perchè una sbirciata sotto le gonne val bene la fila…o.O )

E poi dai, c’è quello della Corea! Che ha un sacco di coreane che ti dicono “ciao” e sorridono e c’è un baNbino-biafra che farebbe scappare anche i fantasmi, ci sono due schermi telecomandati che fanno vedere frutta fresca a pezzettoni (e no, non è vomito… ) a cui vengono fatti i raggi X e c’è un muro su cui c’è scritto “cosa ti piace mangiare?” e insieme a tutta l’installazione di scritte noi che siamo italiani e forse un po’ vandali abbiamo decorato con penne e matite tutto quello che sul muro non era stato aggiunto (ad esempio il lampredotto… scempio!).
Ad essere sincero non so se sia fatto apposta per poter aggiungere scritte (tipo i numeri di telefono in bagno in autogrill) o se siano veri e propri vandalismi… vero è che le coreano ti cinghiano se provi a camminare vicino a certi muri, mentre vicino a quello nessuno ti dice nulla…. O_o

E poi quello della Cina! Che aveva una coda troppo lunga e nel quale non sono entrato.

E poi quello del Giappone! Che anche qui c’era la coda e quindi nulla…

E poi quello del… aspettate, faccio prima a dirvi dove sono entrato, che è una lista più corta:
– Russia (fidatevi, la madre Russia non tradisce: open bar di vodka… fate voi…)
– Olanda (ecco, in realtà l’Olanda ha una serie di baracchini stile Luride… ma forse non ho capito io che quello era il padiglione e l’ho scambiato per l’area sosta magereccia…)
– Francia (giusto perchè c’era la focacceria subito lì e sono entrato dall’uscita… beh, potete saltarlo allegramente. Libertè egalitè, in cul a tè!)
– Cile (c’aveva la coda… io sono andato solo al ristorante. Ecco, voi evitate anche quello, ve lo consiglio…)
– Irlanda (che vale veramente la pena di vederlo, come mi disse la tizia all’ingresso… si, perchè c’è una grande sala dove proiettano una roba che ho skippato e poi finisce. Esperienza trascendentale…).
– Slow Food. Ha rotto il cazzo slofùd. Io volevo andare da mecdonald! Porcocazzo, da mecdonald!! E invece slofùd… (è stato il migliore).

Si ma alla fine cosa c’è in sti padiglioni?
Nulla.
Video e installazioni pseudo artistiche dopo la seconda delle quali vorreste esservi strangolati nel ponte di corde del Brasile.
Secondo me se vi cercate info su uichipedia, ne trovate di migliori e perdete meno tempo.

I ristoranti interni

Ovviamente, su una fiera dell’alimentazione, uno che si aspetta? Che si mangi.
E si mangia? Si.
Come e cosa? Poco e niente, con posate di legno a caso e per lo più seduti scomodi dove capita.
Quindi perchè andare a mangiare lì??
MA È OVVIO, salmi! Perchè quello che trovate lì non lo troverete da nessun altra parte a meno che non siate del paese di origine dello stand!
Poi mi rendo conto che sono a Milano e che qui siamo pieni di ristoranti etnici di ogni tipo e che quindi forse era meglio se Expo lo facevano a Canicattì, che magari lì un giapponese vero o un ristorante guatemalteco, fanno fatica a trovarlo in piazza…. O_o

Quanto costa?
Suvvia, scherziamo???? L’emozione di assaggiare cibi di tutto il mondo a botte di 10, 15, 20 € a porzione completa non sarà mica il deterrente che vi farà tirare indietro le braccine! Su, su, non farete mica gli spilorci!
Di per sè, in verità, non è caro mangiare a Expo.
Il problema è che uno che ci va vorrebbe assaggiare TUTTO lo scibile culinario, quindi ecco che 4/5/10€ a padiglione, per novantundici padiglioni fa… ESAHIUGA SOLDI SPESI!
Ecco, magari state un po’ abbottonati e vedete che non è che spendete tutto sto granchè… poi, se volete la mia, pranzo al sacco con michetta e mortadella e avete svoltato la giornata…Ah, sisi.

E quindi suggerisci di non andare, da quel che ho capito.
Bravo, non hai capito un cazzo!
A EXPO ci si deve andare giusto per lo spettacolo serale dell’albero della vita, che si illumina di led colorati a caso (alcuni rotti… vabeh, ma è giovane, imparerà.. anche tu alla sua età eri impaziente.. ), che spara petardi e fa fontane di luce e che se ti siedi dietro perchè c’è posto e io non voglio stare in mezzo alla folla, ti puoi pure fare la doccia gratis che dopo una giornata di sole lì dentro è una manna dal cielo!
Si, babbeh, ma a me che cazzo me ne frega di un albero che si illumina??
Sciocco miscredente: quando sarai là, ti sembrerà di essere uno di quei cosi azzurri di Avatar che adorano il loro Ygdrasil e ti sentirai parte di qualcosa di più grande di te, fondendo la tua anima con l’intera popolazione mondiale e finalmente capirai cosa vuol dire essere parte di qualcosa di così bello, grande e maestoso!
(Poi finisce lo spettacolo e ti accorgi che ci sono i nani che ti corrono intorno urlando e i genitori che non li hanno tenuti al guinzaglio, ma questa è un’altra storia….)

VOTO GENERALE
Voto 10.
Perchè alla fine ce l’abbiamo fatta contro tutti i pronostici.
Perchè poteva essere peggio di così.
Perchè è solo quell’italico sentore che ci fa protestare per tutto senza nemmeno sapere perchè lo facciamo, quindi per una volta, si vada oltre e si sia un po’ fieri di essere il centro del mondo, almeno culinariamente per questi 6 mesi.

Contratti e sindacati. Ma perchè la gente parla? E soprattutto, io che ne so?

Le fonti:
Da una parte questo:
http://www.italynewsweek.com/cucinelli-divide-gli-utili-con-i-dipendenti.html
E seguendo il primo, incuriosito dal perchè i sindacati siano contro, si arriva a questo:
http://www.ilsitodifirenze.it/content/906-la-tods-di-diego-della-valle-bonus-1400-%E2%82%AC-e-cure-mediche-e-ai-dipendenti

E allora le domande sorgono spontanee, e in questo mondo un po’ bizzarro viene da domandarsi qualche cosa.
Qualche cosa del tipo che una volta che un titolare decide di fare qualcosa apparentemente utile, perchè noi abbiamo dei sindacati che devono farsi notare dando sempre contro e rompendo le palle in varia misura??

Poi però andando un po’ più in profondità e facendo un po’ di dietrologia, la domanda passa all’altro lato e ci si chiede: ma questi padroni di azienda che elargiscono bonus, lo fanno solo per gettare fumo negli occhi, o è una mossa veramente caritatevole e di aiuto verso i propri dipendenti?
Ora, io non so quanto prenda da contratto e che tipo di contratto abbia un operaio che lavora per Della Valle, ma SE siamo alle solite per cui si prendono quei 700€ scarsi per 12 ore di lavoro al giorno per 6 giorni lavorativi su sette, forse ecco che tutta questa gentilezza di bonus assume una tonalità differente, del tipo “siccome non vi pago un cazzo, allora vi do il bonus una tantum così state zitti e siete allocchi contenti”.

Io suppongo che chiedendo a una parte, ti dicano una cosa, chiedendo all’altra ti dicano l’opposto.
Non voglio fare l’avvocato del diavolo, ma non mi piace mai prendere per oro colato quello che vene dato in pasto ai giornali come notizia bomba tanto per far ascolti, vendite e quant’altro.

Rimane sempre un po’ il dilemma della vita: meglio l’uovo oggi o la gallina domani?
Boh, a ciascuno il suo pensiero.

O_o

La pollazione in spaghettanza risica. Ovvero “come ti cucino qualcosa di yeye! in 10 mosse”.

Premetto 1: non sono un cuoco, anche se ho lavorato come aiuto cuoco. Mi diletto a cucinare, è una passione che mi è rimasta e preferisco cucinare io in famiglia che sorbirmi robe che non mi piacciono perchè fatte a caso, molto più a caso di come le faccia io.

Premetto 2: l’artigulo è fatto per il blog dell’amica laBebe, che è CONSERVAREINFRIGO, quindi siccome lei ha un blogo apposta sulla cibanza, andate sul suo blogo e leggete le ricette lì, i consigli, le cose che posta, che è fatto molto a modino e ci piace tanto! 😀

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Finite le premettanze, la preparasione della piattanza.
Ricetta: Pollo (o tacchino) in spaghetti di riso con zuppa. (un po’ tipo quello che si mangia dal cinese, ma con la garanzia che ci sia dentro un vero pollo/tacchino).
Ingredienti:
1 cebolla
1 carota
1 po’ di petto di pollo, pollo o tacchino, da tagliare a listelle, bocconcini, fette, come vi viene comodo
1 olio sul fondo della pentola
1 po’ di sugo di pomodoro per dare colorazione (o in alternativa, se volete fare proprio una cosa molto zuppica, tanto sugo di pomodoro).
1 confezione di spaghetti di riso cinesi (vermicelli, ma può anche essere fatto con la pastasciutta, la pasta corta, il riso, la pasta che vi piace).
1 po’ di roba mista per dare sapore (personalmente: 1 dado, peperoncino qb, foglie di basilico. Ma altre soluzioni potrebbero comprendere paprika, salsa di soia, aglio ecc ecc ecc…)

Preparazione:
Cebolla tagliata
Tagliate la cebolla a fette o a cubettini, come meglio volete che l’occhio abbia la sua parte.
Personalmente io questa volta l’ho lasciata a strisce sottili senza cubettarla, perchè volevo l’effetto visivo di qualcosa che insieme al pollo nuotasse nel brodo/sugo.

Carota tagliata
Alla stessa maniera di cui sopra, tagliate anche una carota.
Anche qui vale lo stesso discorso: volete un effetto visivo di impatto? Lasciatela a grana grossa. Volete qualcosa di più contenuto e nascosto nell’insieme, giusto per vedere un colorito arancione? Via di taglio fine con mezzaluna e gg!

Pollo
Prendete la carcassa dell’animale che volete mangiare, e tagliatela a bocconcini.

Olio in padella
Versate in un tegame a bordi alti l’olio per fare la base del soffritto…

Soffritto
Soffriggete cebolla e carotanza fino a far dorare un po’ il tutto….

Sfumatura
Sfumate con un po’ di vino bianco la cipolla in modo da fare un po’ di sughino e ammorbidirla un po’…

Pollo in avaria!
Aggiungete al brodo che sta andando il pollo che inizia a rosolare insieme al tutto.

Pomodoro
Buttate nella pentola un po’ (o tanto) sugo di pomodoro a seconda della consistenza della zuppa che volete.
Nel frattempo, potete aggiungere il resto degli ingredienti segreti: peperoncino, paprika, aglio e via discorrendo.
Lasciate cuocere per bene il sugo di pomodoro e se si addensa troppo allungate con un po’ d’acqua, a seconda della consistenza desiderata.

Ora, avete due soluzioni per gli spaghetti di riso:
A – cuocerli a parte, per fatti loro, e accorparli al tutto dopo (ma a me così non piace, rimangono impersonali)
B – fare sì che la suppa sia abbastanza brodosa da poter farci cuocere dentro gli spaghetti risici. Io preferisco questa seconda tecnica. Un po’ assorbiranno l’acqua e stringeranno la zuppa. Se poi avete messo troppa acqua, beh, lasciate il fuoco alto mentre cuociono gli spaghetti e vedrete che tra evaporare ed essere assorbita andrete alla grande! 😉
Una nota sul tempo di cottura del metodo B: la confezione diceva 3 minuti. Io li ho lasciati un filo di più ma sono rimasti al dente. Vale la pena di assaggiarli prima di decidere che sono pronti e nel caso farli andare ancora un po’ sforando i tempi indicati.

Impiattamento!
Infine, a cottura ultimata, impiattate!
Calcolate che generalmente si tirano su gli spachetti e il condimento rimane sul fondo del barile, quindi con un bel cucchiaio mestoloso, raccattate dal fondo la conditura e spalmatela sopra.

SE poi ne avete fatta troppa, è anche ottima il giorno dopo, scaldata in microonde per lasciarla più morbida o saltata in padella per averla più croccante! 😉

Buona cena!

Molti, tanti, troppi punti di discussione!

Siamo alle solite: non scrivo per ics tempo e poi ecco che mi si accavallano gli argomenti…
salone del mobile, serie tivù, relazioni sociali/pubbliche, il papa…
Ehhh, insomma, di carne al fuoco ce n’è…
Vediamo nei prossimi giorni se brucia l’arrosto o meno.
Intanto, preparatevi, che forse vi darò qualche bizzarro nuovo spunto di riflessione.

La trilogia migliore.

Il tutto parte dalla domanda fatta da un mio amico su Facciabuco.
Ovviamente (se conosceste anche voi il soggetto lo capireste al volo), il Biaso ha posto la domanda incompleta cercando di aggiustare il tiro in corsa… 😀
Che opsioni si hanno? A caso?
L’unica limitazione al momento riguarda l’ambito cinematografico.
Quindi nel minestrone potrebbe esserci anche Underworld, Spiderman e X-Man, tra i tanti degli ultimi 10 anni.
Vogliamo poi dimenticare la trilogia del dollaro??

Ogni trilogia è figlia del suo tempo e ha le sue gravi pecche.
Una veloce scorsa.

Il Signore degli Anelli
Fantastico per gli effetti speciali e per aver portato in scena ciò che era stato fatto solo a metà nei primi anni 80.
Purtroppo, o si è veri appassionati, o è di una noia mortale. E lo dice un appassionato del fantasy. Ha certi punti morti, soprattutto nel secondo, da far impallidire.
Rivedibile.

Matrix
Sebbene il primo film meritasse parecchio, sono riusciti a trasfomrare in una puttanata galattica gli altri 2.
Sono semplicemente la spiegazione visionaria di come è strutturato un PC: dall’assemblaggio dei pezzi, all’inserimento di un virus, al formattone finale inevitabile e risolutore.
La stronzata sta proprio nel fatto che essendo ineluttabile, perde di senso la trilogia stessa. Perchè tante menate se tanto poi si riavvia tutto con un “format C:” ?

Star Wars
Come detto da qualcuno, abbraccia tutto l’universo mistico/filosofico/teologico umano.
Punti di vista. C’è chi lo accosta solo a dei cretini che combattono col le lucette, c’è chi riesce a vedere oltre.
La struttura a incastro delle parti di episodi porta ad un susseguirsi di cose che sono diventate poi modus operandi anche nelle serie TV di oggi. Al momento, per quanto ormai datata, rimane l’unico MUST sul quale non si può obiettare. Non aver mai visto Starwars è come non aver mai mangiato un piatto di pasta, un cucchiaino di nutella, essere arrivati vergini alla morte… insomma, non ha un senso.

Underworld
Beh, lei è figa.
Cioè, non i dite che vi aspettavate altri commenti a riguardo… per piacere…

Spiderman
Io ho trovato palloso il primo, figuratevi gli altri 2…

X-Man
Partendo dal primo in cui c’erano 4 mutanti in croce e via via arrivando all’ultimo dove sembra che nel mondo la cosa rara siano i NON-mutanti, il tutto è troppo incentrato sulla figura del Ghiottone (si, è la traduzione di wolverine.. pensavate fosse più figo eh? E invece no), tanto da far perdere di spessore gli altri personaggi.
Solo Magneto rimane a livelli alti, ma lì c’è dietro Ian McKellen…”Fuggite.. SCIOCCHI!”

Ritorno al futuro
Non c’è da girarci troppo intorno: avrebbero dovuto chiuderlo al primo.
Il primo spacca di brutto, il secondo pecca di errore spaziotemporale, il terzo pecca di spiegazionismo, come la prima trilogia di Starwars (seconda in ordine di tempo).
– Errore spaziotemporale: il vecchio Bif ruba la macchina del tempo, torna indietro, consegna l’almanacco al giovane Bif, lo fa diventare ricchissimo deviando la linea temporale, torna nel futuro e… ERRONEAMENTE finisce nel futuro corretto dove ci sono Martin e Doc riportandogli la macchina. Sarebbe dovuto finire in un futuro alternativo deviato, visto che quando loro tornano indietro nel loro presente, non tornano nel loro presente ma in quello deviato.
– Pecca di spiegazionismo: a volte è bello che certe cose rimangano misteriose. Perchè dover dare a tutto una spiegazione?? Con il terzo film, ogni cosa torna al suo post… ok, si è vero, dovevano chiudere il discorso in qualche modo, ma a questo punto era già superfluo il secondo di film….

Indiana Jones
Lasciando perdere il 4° film (dove ormai il buon vecchio Harry è arrivato al capolinea e si vede…), Indiana Jones è un crescendo che parte dall’ Arca perduta passando per il Tempio Maledetto fino all’Ultima Crociata senza sosta.
Ogni personaggio ha il suo perchè, la sua ironia, i suoi motivi per fare quel che fa nel bene e nel male e il tutto non stanca mai.
MAI.
Cioè, non è che ci sia qui e là una scena noiosa in cui uno potrebbe addormentarsi e dire “madò, che palle…”.
E’ tutto ritmo, a 360°, per 3 film da 2 o 3 ore l’uno.
Insomma, dai, quando mai si è vista??

Ciascuno tragga le sue conclusioni, ma io penso di essere arrivato alla mia.
E non è un caso se da piccolo volevo fare l’archeologo e sono finito a fare l’esploratore.

Ciaps.

Quel che non ti uccide, ti risucchia.

Certo, i più maliziosi andranno a cercare significati perversi in questo articolo (e non ne troveranno, credo..), gli altri invece che hanno provato a fare come me, si saranno resi conto che ormai non si può nemmeno più morire virtualmente.
Oddio, qualcuno invero ci è riuscito: mi è capitato di amici scomparsi per sempre da FacciaBuco, da Messenger, ICQ, mail varie, da una ricerca qualunque su Goooogle… nulla, più nessuna traccia di loro, virtualmente debellati dal sistema, Missing In Action o direttamente RIP senza che nessuno ne sapesse più veramente nulla.
E allora mi chiedo, divagando un attimo, è veramente possibile?
Insomma, sono cose che vediamo accadere nei film: l’agente infiltrato di turno ha un solo contatto FBI che è il suo referente personale e che solo lui conosce, di cui nessun altro è a conoscenza perchè più gente ne sa e peggio è, perchè le talpe, le infiltrazioni, l’anima al diavolo.. e quindi è bene che nessuno ne sappia. E se questo contatto unico del mondo un giorno impazzisse e decidesse di cancellarti dal pianeta.. beh, tu saresti non più colui che eri con la tua identità segreta che è quella originale nascosta e custodita in un archivio, ma colui che stai impersonando e dovresti fare buon viso a cattiva sorte o fare quello che ti pare…. Beh, guardatevi “The Departed” che si avvicina molto a quello che intendo.
Quindi, riassumendo questa caotica introduzione, c’è chi è sparito dal web, chi ce l’ha fatta.
Io, nel mio piccolo, volevo solo allontanarmi da FacciaBuco per bazzecole ma anche perchè tutto sommato è anche bello cambiare ogni tanto.
E per andarmene da lì, ho voluto provare Twitter come scialuppa di salvataggio che mi facesse navigare verso un mare differente.
Ebbene, signori, non si può.

Il gorgo che ti risucchia è incredibile: si inizia allontanandosi da uno per finire su un altro e rendersi conto che il secondo non è come il primo a cui tutto sommato ormai eri affezionato in qualche lontano e vago modo (forse “abituato” è più corretto) e capire che le abitudini sono dure a morire e ti rivedi da solo in un nuovo universo fatto di tutto e nulla e sei circondato dalle persone di sempre perchè sono le stesse che ci sono anche su FacciaBuco ma è come se fossero dei cloni perchè non sono realmente loro o non sono gli stessi e poi inizi a cadere e a rotolare e ti ritrovi nel fango e annaspi e annaspi e la pioggia forte ti cade sulla faccia e ti entra in bocca e nella gola e non respiri più e le mani arrancano e vorresti urlare ma ti manca l’aria e ….. Silenzio.
Ti ritrovi come d’incanto in un attimo di silenzio e realizzi come funziona il tutto.
Riprendi fiato, la voce torna, i muscoli si rilassano e in men che non si dica riprendi il controllo di tutto.
E la lampadina che si è accesa ti dice: scrivi un post sul blog, linkalo su Twitter, posta il link su Facebook ed è come se avessi battuto i tacchi tre volte con le scarpette rosse.
Come per magia, ti ritroverai a casa.
Parte del sistema dal quale non vuoi in realtà scappare, risucchiato dal gorgo che non ti ha ucciso perchè hai scoperto che nell’occhio del ciclone c’è calma e quiete.
E così è.

Asmo

Il rispetto della morte.

Basta.
Non se ne può più.
Prima aveva un senso, ora no.
Si è perso.
Veramente.
Facciamo un favore a noi stessi, ma soprattutto facciamolo nel rispetto di una persona e di “un’entità”.
Il rispetto per la persona è la persona di Sara Scazzi, che come le cronache nere ripetono ormai da quasi 20 giorni, è dipartita.
In modo orribile o meno che sia, haimè, non è su quello che punto l’attenzione, ma sul fatto che è morta.
E’ morta e non c’è più nulla da fare se non arrestare il vero colpevole che a quanto pare è nelle mani della giustizia e che in qualche modo verrà condannato.
Pace all’anima di Sara che ci ha lasciato prematuramente, ma sono cose che succedono.
Starà sicuramente meglio lei di là che noi di qua (per chi crede in una vita dopo la morte. Per chi non ci crede, pace comunque, non voglio iniziare un dibattito a riguardo).

L’entità invece che andrebbe rispettata, è l’immaginaria quanto ormai effimera entità del “giornalismo” televisivo e stampato, ormai haimè morto e sepolto già da parecchio, ma che con questa vicenda dimostra sempre più di essere non “6 feet under”, ma verso il centro della terra, ormai fuso con il nucleo.
Siamo alla frutta.
Siamo ad un giornalismo becero e volgare.
Siamo ad un giornalismo che non è giornalismo.
Siamo ad un giornalismo in un paese che è ancora in crisi (nonostante il presidente del consiglio dica di no) non trova di meglio da fare che parlare ininterrottamente a cascata di questo caso dell’estate che evidentemente i giornalisti non hanno ancora capito essere concluso.
Sottoposti ad un bombardamento mediatico senza precedenti, nemmeno quando si trattò del caso Cogne o della strage di Erba, siamo arrivati al grottesco che non si vorrebbe mai vedere, che non si vorrebbe sentire, al quale non si vorrebbe essere sottoposti…
In questo caso, non è solo il parlarne, perchè se fosse solo questo, sarebbe anche semplicemente un dovere di cronaca.
In questo caso è tutto il circo mediatico che ne è stato messo su che non ha un senso e che fa rabbrividire in quanto non si capisce come mai l’essere umano, sempre pronto a dichiararsi superiore all’animale, non faccia altro che dimostrare una pochezza intellettuale così infima da fare rabbrividire persino le amebe unicellulari.

Il circo mediatico si propone con riprese televisive del portone di casa del (presunto) reo confesso assassino.
La gente, instupidita da questo stato delle cose, fa pellegrinaggi per andare a vedere il portone del garage dove si è consumata la tragedia.
Pellegrinaggio per che cosa? Per soddisfare la propria curiosità morbosa di essere dentro la scena, o molto più probabilmente, per avere la possibilità di apparire in televisione.
Il che è ancora più patetico e triste poichè non si cerca di apparire per un merito o un demerito (GF o contenitori domenicali osceni vari, ad esempio) ma per comparire in uno scorcio di inquadratura da telegiornale ignorante che non fa altro che assillare il paese con questa notizia probabilmente per deviare da cose più serie che al momento è meglio far passare in secondo piano.
E’ un fuoco che si autoalimenta senza bisogno di combustibile: una sorta di inspiegabile autocombustione che non si riesce a fermare. Più fanno riprese lì davanti, più la gente va come un gregge di pecore a curiosare in un posto che non meriterebbe nemmeno di essere inquadrato da lontano; più la gente va là, più la stupidità mediatica continua a riprendere quel luogo e così da capo, senza che la cosa abbia una fine.
C’è chi afferma di essere lì solo per manifestare solidarietà alla madre della ragazza. Ebbene, non sarebbe forse un’idea più saggia mandare un biglietto di condoglianze o portare un fiore sulla tomba della povera defunta? Evidentemente vivo in uno stato delle cose così alieno alla realtà del paese in cui mi trovo, che un’idea del genere è fuori da ogni logica di concepimento e, probabilmente, se dovessi esporla in pubblico, passerei per essere il matto del villaggio.

Barbara D’urso, poi, si è dimostrata incredula quando durante la sua trasmissione, alcune persone hanno dichiarato di essere lì in pellegrinaggio per vedere il tutto e di aver organizzato una “gita” apposta.
Perchè quell’incredulità non è stata espressa invece nel momento in cui nel suo inutile quanto sciocco programma le era stato accennato ad un collegamento da quel luogo?
Perchè ci si trova a fare i conti sempre dopo e a fatto compiuto?

La sovraesposizione mediatica sortisce sempre l’effetto opposto: se ti vedo da tutte le parti, in tivù, al cinema, sul giornale, finirò con l’odiarti, non con l’apprezzarti di più.
Questa sovraesposizione mediatica non ha fatto altro che sottolineare con una bella matita B5 o con un bel pastello a cera nero che oltre ad una ragazzina morta, è sempre più morto quello spirito che invece che portare informazione, non fa altro che creare disinformazione.
Per cortesia, basta.

Asmo

PS: lo so che sarebbe più facile non accendere la TV, che le notizie si sentono anche in rete e bla bla bla, ma talvolta, il momento della TV prima di cena, a tavola con i genitori e la famiglia, dopo pranzo, non è altro che un sottofondo che dovrebbe servire a rilassarsi e quindi, talvolta distrattamente, rimane lì accesa e ci si presta attenzione. Quindi per cortesia, astenersi inutili commenti del tipo “puoi benissimo non accenderla”. Chi vuole fare commenti così “può benissimo non farli”.

Lo strano caso delle pubblicità dei telefonini…

C’era una volta, Pierino si volta.
No.
C’era una volta, tanto tanto tempo fa…
Nemmeno.
C’erano una volta le pubblicità.
Oggi c’è sterco televisivo movente.
La bizzarra situazione in cui il mondo si trova a creare paradossi è fonte di ispirazione più che degna per spiegare l’affermazione soprastante.
Tim, Wind, 3.. Ragazzi, vi prego, datemi una martellata fortissima su un ginocchio perchè fa meno male che dover assistere alla marea di guano pubblicitario che ci investe ogni volta che in Tivù appaiono questi spot.
Andiamo con ordine.
Un tempo fu Cristiane Filangeri: stordita quanto gnocca ragazza del treno che non si sa bene perchè o percome finisce sulle Alpi (o chi per esse) con la mucca lilla della Milka a fare da viso primario ad una serie infinita di spot Tim in cui non si sa bene come andrà a finire…
Questo è stato il “la” per una interminabile serie di facce che a più riprese trovavamo per mesi sul piccolo schermo a perseguitarci con le loro storielle e pubblicità.
Da Ctisiane siamo passati poi ai “regazzini” da vacanza in cui non si sa bene se la tipa avrebbe finalmente coronato il sogno sessuale del maniaco di turno che ci provava con lei con i Pan Di Stelle.

Visto il successo di questi filoni narrativi agganciati sapientemente l’uno all’altro con tecniche da fiction televisiva (confrontare tecnica del “cliffhanger” usata nelle serie TV), non solo TIM ha continuato con Tim Tribù e compagnia (avessero veramente sparato De Sica dal cannone del Gianicolo…), ma gli altri operatori sopra citati non hanno potuto fare a meno di lanciarsi in una concorrenza da stupido plagio che non solo non risulta simpatica ma ottiene l’effetto contrario e irrita come poche altre cose provenienti dal tubo catodico (Gerri Scotti e Carlo Conti sono fuori quota quanto Antonella Clerici e l’oca che l’accompagna alla Prova del cuoco, ma di questo scriverò in un altro post…).
TIM è in vacca. E non parlo di quella che ostruiva i binari al tempo della Filangeri.
TIM è proprio andata a donne di facili costumi con De Sica che ha scambiato la televisione e gli spot pubblicitari per i cinepanettoni orrendi che fa ogni anno…
Finita la storia del vigile del Gianicolo (almeno 4 anni fa mi pare), torna alla ribalta con l’inutile quanto sexy Belen Rodriguez.
Ora, passi che ci sia una gnocca di mezzo che almeno ti fa vedere un po’ di curve (e noi maschi ringraziamo), ma sinceramente l’utilità di Belen?
De Sica la percula per tutti gli spot:
– lasciandola legata ad un ordigno esplosivo
– facendole prendere da mangiare e poi rubandole il piatto da bravo cafone
– arrivando in muta da sub ad una festa, acchiappando due povere mentecatte al volo e lasciandola lì con il padrone di casa/flyer da spiaggia
– portandola a mangiare dalla zia per poi lasciarla fuori dalla porta quando scopre che la zia ha preparato il suo piatto preferito…
– le altre che non ricordo ma che sicuramente ci saranno…
Insomma, un esempio classico di maschilismo stupido e becero che fa ridere i dementi e che non ha un suo senso di esistere. Chi, accompagnandosi a una come Belen, la tratterebbe in questo modo? E anche se fosse vero, la cosa farebbe veramente ridere?
Certo, pretesti da teatrino delle marionette dell’asilo tanto per parlare del proprio prodotto, ma per Diana, possibile che le teste pensanti che devono creare questi spot, si riducano sempre a scrivere solo queste povere porcate e non riescano ad inventarsi qualcosa di veramente ironico e che possa colpire in positivo il pubblico?
Lo so, domande retoriche, ma si parla di assurdo e bizzarro: sono d’obbligo.
E poi ogni tanto il neurone rimbalza….

E quindi, senza perdere troppo il filo, ecco che Wind si è lanciata con quei tre beoti di Aldo Giovanni e Giacomo a romperci le palle prima al mare, poi in montagna, per poi tornare al mare, per poi magari un domani morire in un pozzo nero, in cui i tre imbecilli cercano di fare i simpatici sponsorizzando il prodotto senza però esserne capaci (a parte le facce da topo muschiato di Giovanni, che sono uno spasso da guardare, lo devo ammettere).
MA se il magico trio risulta antipatico, beh, rispetto a Panariello sono gli dei incontrastati della simpatia mondiale.
Panariello si manifesta nella veste parodistica di Briatore e a suon di “Cicci&Ciucci” fa lo spandone ostentando ricchezza che la tenera quanto angelica Incontrada cerca di placare con battute che fanno da contrappeso.
Partire da Zelig per finire a fare spot con Panariello, secondo me è una delle cose più umilianti del mondo.
Certo, io non faccio parte del settore, quindi probabilmente non capisco la situazione. Magari per la Incontrada è un salto di qualità. Ma può veramente un “artista” (si, le “” sono d’obbligo) televisivo ridursi veramente così male facendo un tuffo sul cemento e passare dal re incontrastato dell’umorismo e comicità italiana degli ultimi 20 anni Claudio Bisio, ad un poveraccio che per far ridere deve fare imitazioni (ancora imitazioni??? ebbasta, dai, gli anni ’80 son finiti, per il sacro leo!!) e parlare di cacca e pipì in accento “toshano” perchè se parlasse in italiano non se lo filerebbe nessuno??
La vera domanda, ora è: Panariello fa ridere?
Quello che disturba di tutta sta manfrina, è che poi gente del genere prende milionate per fare ste cose, e altri le prendono per pensarle…..
Lo so che la cosa non stupisce più perchè ormai siamo tutti dei coglioni assuefatti, ma ogni tanto, ripeto, il neurone rimbalza….

La 3 si è limitata parecchio a riguardo: devo dire che tra tutte le sopracitate è stata la più morigerata. Ci ha sfrangiato i gioielli di famiglia per un anno quasi con l’omino che veniva risucchiato nel teatro da una Gerini ai minimi storici, ma tutto sommato non hanno esagerato quantomeno con i passaggi televisivi…
Certo, magari qualcosa di più simpatico potevano farlo, ma alla fine hanno puntato sul prodotto, non sul “chi li rappresenta”, ormai cosa rara di questi tempi.

Non ho volutamente citato Vodafone. Perchè? Perchè sono gli unici che in qualche modo sono riusciti a creare un gioco sottile di autoironia con Totti che è una sorta di pennellata artistica.
La “romanità” di Totti è genuina, spontanea, piacevole. Non è la becera e volgare romanità da romanaccio cafone di DeSica che si sente il padrone del mondo (anche se fa le figure barbine e in teoria dovrebbe fare da contr’altare…).
Totti si prende in giro in modo sapientemente autoironico coadiuvato da una moglie fantastica che gli regge il gioco e nel loro gioco della coppia si divertono a fare l’ignorantotto spaesato e la mogliettina avveduta che come la fatina di Pinocchio lo tiene per mano e lo porta sulla giusta strada.
Che sia così anche nella realtà e quanto ci sia di finzione in tutto questo, non ci è dato da sapere a meno di conoscerli personalmente, ma non sono la falsa famiglia da Mulino Bianco.
Sono più che convinto che così come li vediamo negli spot, alla stessa maniera siano genuini anche nella vita.

E quindi il senso di sto post?
Il solito: ci vuole veramente così tanto a fare le cose per bene e non rompere l’anima con il mezzo catodico senza dover imbottire l’utenza di schifezza?
Evidentemente si.
Mi si potrebbe rispondere: “nel bene o nel male, purchè se ne parli”, e infatti tu sei qui a scriverne.
Vero, ma a volte mi piacerebbe scrivere di una cosa che è strana perchè è fatta a modo….

Engioi de spot.
Asmo